Morta Roberta Segato, amante della montagna e della natura

AVIGLIANA – ƈ mancata agli affetti dei suoi cari Roberta Segato, di anni 70, in un ospedale di Torino, dopo un mese di ricovero. Non trovo parole o frasi atte a ricordarla senza sminuire la sua infinita bontĆ  d’animo e la sua figura di madre esemplare. Di Stella, sua primogenita, trasferitasi in Canada con il marito Christian e le due gemelle Anja e Lara. Questo per continuare a coltivare il loro credo alpinistico. Dopo che in Italia erano stati entrambi campioni di arrampicata sportiva. Non potendo rientrare in Italia per il lockdown, crudelmente come tutto quello che sta seminando nel mondo intero quest’epidemia, non han potuto porgerle neppure il loro estremo saluto abbracciandola di persona. Suo figlio Walter, che vive con la compagna Veronica e la figlioletta Kayla a Grugliasco. L’hanno assistita in casa fino al giorno del ricovero. Han potuto ancora riabbracciarla un’ultima volta grazie al comprensivo personale dell’ospedale prima che si ammalasse nella struttura anche di Covid.

IL RICORDO

Ricordare la sua vita non facile, accanto a me, suo marito, ĆØ un concentrato di emozioni e di avventure raccontate in un mio libro autobiografico. Lei riassume con queste inusuali parole, perchĆ© nella sua infinita bontĆ  d’animo, trovava sempre una parola buona per tutto e per tutti, giustificando e motivando che ne era della sua vita accanto ai nostri due figli e a me. ā€œā€¦ ĆØ come vivere la vita di un nomade, che carica tutto sul suo carrozzone: moglie, figli, animali, cose e se le porta sempre appresso, in quel piccolo carro dove tutto sta insieme e dove per parlarsi non occorre urlare. Certo ĆØ scomodo per chi sogna una casa solida, la certezza del futuro, ma che senso ha parlare di certezze e di sicurezze quando il mondo gira e tutto può cambiare a dispetto dei nostri sforzi e delle nostre speranze ā€¦ā€. Quante volte abbiamo rischiato la vita insieme in montagna per il mio insaziabile bisogno di ascendere le vette, tanto che per condividere la mia passione.

LA MONTAGNA

Si allenò a tal punto da raggiungere insieme a una coppia d’inseparabili amici la vetta del Monte Bianco che con i suoi 4808 metri ĆØ la più elevata cima delle Alpi. La sua totale abnegazione, presente in ogni istante, emerse in maniera eclatante quando volle raggiungere la base del Dente del Gigante. La cosiddetta ā€œGengivaā€ a una quota di 3895 metri. Per essermi parzialmente accanto mentre ascendevo il gendarme finale e attendermi al freddo. Rischiando un congelamento, immobile per ore sulla piccola piattaforma della base finale, invece che al calduccio del sottostante rifugio. Di esempi del genere ne avrei a migliaia da raccontare. PerchĆ© tutta la sua esistenza ĆØ stata rivolta al ā€œprossimoā€, ma oggi che ĆØ ascesa alla vetta più alta mi viene da riportare due massime. Meglio di ogni altre ne esaltano la figura di donna, madre e nonna premurosa. ā€œColoro che ci hanno lasciati non sono degli assenti, sono solo degli invisibili: tengono i loro occhi pieni di gloria puntati nei nostri pieni di lacrime. (Sant’Agostino)ā€ – ā€œSpesso sono le assenze a farci compagnia. Non si possono nĆ© toccare, nĆ© sentire, ma le portiamo dentro (S. Lion)ā€.

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