SUSA – Le indagini sulla tragica morte di Mara Favro a Susa continuano a dividere, con la richiesta di archiviazione da parte del PM che ipotizza il suicidio, basandosi sulle presunte fragilità psicologiche della donna. Questa conclusione, tuttavia, viene fermamente respinta dalla famiglia di Mara, convinta che si sia trattato di omicidio, pronta a opporsi legalmente all’archiviazione. Il cuore del mistero risiede in un inquietante “buco temporale” di quattro ore, dalle 3.23 alle 7.23 dell’8 marzo 2024, un intervallo cruciale che, grazie all’analisi delle celle telefoniche, rivela spostamenti che sfidano ogni logica. La prima anomalia si verifica alle 3.23, quando il telefono di Mara si ferma per ben due ore e mezza (fino alle 5.54) in un parcheggio isolato di Gravere Santa Barbara. Cosa è accaduto in questo luogo buio e solitario? La donna era sola o accompagnata? Questo lasso di tempo in una zona isolata solleva interrogativi pesanti e non ancora risolti, rappresentando la vera chiave per comprendere la verità sulla scomparsa e la morte di Mara Favro.
I messaggi oscuri da Mara Favro
Il “buco” nel parcheggio di Gravere coincide con l’interruzione improvvisa dei messaggi all’amico Davide, con cui Mara chattava assiduamente. L’ultimo contatto lucido risale alle 2.52; poi, un silenzio inquietante. Questo silenzio viene rotto alle 5.32 con l’invio al cellulare dell’amico di una strana foto del volto di Mara, scattata totalmente al buio, con occhi spalancati e bocca aperta. Solo 22 minuti dopo questo inquietante messaggio, alle 5.54, la cella telefonica si sposta dal parcheggio, intraprendendo un percorso anomalo lungo un sentiero isolato che conduce al depuratore di Gravere. Anche questo tragitto è avvolto nel mistero: per percorrere circa 1 chilometro e mezzo, il telefono impiega circa un’ora e mezza (fino alle 7.23), un tempo eccessivamente lungo per una camminata a piedi. Questo solleva il dubbio che Mara non si stesse muovendo con le sue gambe, ma che fosse stata “portata di peso”, forse già priva di vita, fino al burrone dietro il depuratore. La sequenza di eventi, il lungo stallo, il selfie notturno e la lentezza del percorso finale, alimenta il sospetto di un coinvolgimento di terzi che avrebbero potuto usare la modalità aereo per eludere il tracciamento, rendendo le quattro ore di buco il focus centrale delle indagini.
































