Lupo: l’appello dal mondo rurale alla Regione Piemonte

PINEROLO L’Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente e della Vita Rurali ha redatto le conclusioni dell’incontro pubblico sulla specie lupo tenutosi a Pinerolo (TO) l’11 aprile scorso al Centro Congressi dell’Hotel Barrage. Scrivono i relatori: “Il Piemonte, insieme alla Toscana, ĆØ la Regione con la maggiore densitĆ  di lupi in Europa. Una presenza che nonostante tutte le possibili protezioni (recinti, cani ecc.) sta distruggendo i preziosi piccoli e medi allevamenti di montagna. Predazioni passate in pochi anni da 2/300 ai 1.800 capi all’anno in ulteriore crescita esponenziale. Anche alla luce del recente declassamento del lupo, da specie rigorosamente protetta a protetta, spetta infatti alle Regioni attivare piani di gestione da sottoporre al parere (peraltro non vincolante) dell’Istituto ministeriale ISPRA. E la situazione numerica della specie, l’entitĆ  delle predazioni e la necessitĆ  di sicurezza dei cittadini, anche alla luce di molteplici attacchi alle persone, costituiscono in Piemonte tutti i requisiti necessari per attivare un contenimento numerico che renda la specie sostenibile assicurando sempre e comunque la salvaguardia della specie. Concordi in questa direzione tutti i relatori dell’incontro pubblico tenutosi a Pinerolo l’11 aprile scorso al centro congressi Hotel Barrage, promosso da tre associazioni: Tutela Rurale, Cultura Rurale ACR e Adialpi per la difesa degli alpeggi. Analizzata in particolare la situazione francese, dove per un numero di lupi di un migliaio, pari a quelli del solo Piemonte, ĆØ stato attivato da alcuni anni il prelievo del solo tasso di crescita della specie, 200 lupi su 1.000 pari al 20%, determinando finalmente dallo scorso anno non solo la stabilizzazione delle predazioni, ma l’inizio della loro riduzione.

L’incontro pubblico sulla specie lupo tenutosi a Pinerolo

Le relazioni hanno evidenziato come, a causa dell’adattabilitĆ  del lupo, i principali strumenti di prevenzione indicati dagli esperti agli allevatori, recinti e cani in primis, siano miseramente falliti. Il parlamentare europeo e Presidente dell’Ass.ne Cultura Rurale Onorevole Sergio Berlato, dopo aver illustrato cosa consentono attualmente le norme europee a seguito del declassamento (di cui lui stesso ĆØ stato fra i promotori), ha proiettato numerosi video che hanno reso evidente non solo il salto da parte del lupo di recinzioni ben più alte di 1,60/ 2 m., ma anche i numerosi eventi di attacchi alle persone, un argomento delicato sul quale il dottor Michele Corti Presidente dell’Ass.ne Tutela Rurale ha passato in rassegna oltre 60 casi di aggressione documentati avvenuti in meno di dieci anni Italia. Il dottor Mauro Deidier, giĆ  presidente parchi Orsiera ed Alpi Cozie, ha presentato per la prima volta i conteggi analitici sulle ingentissime somme spese negli ultimi anni nei progetti life sul lupo, un vero e proprio wolf business da 70 milioni di euro che fa salire a 21.000 euro il costo finora di ogni lupo italiano esclusi i rimborsi (comunque irrisori) per le predazioni. Somme ingentissime spese prevalentemente in monitoraggi e consulenze, senza aver raggiunto alcun significativo risultato rispetto alla gestione dei lupi come degli ibridi, altra piaga non gestita. Vittoria Riboni titolare dell’antica latteria di Baceno, allevatrice ed ex Presidente Parchi Ossolani, ha analizzato tutti i rilevanti costi economici, sociali ed ambientali che comporta come ricaduta la specie lupo sul territorio, aspetti solitamente non tenuti in considerazione dalle istituzioni. La voce del territorio ĆØ stata portata dagli amministratori che in questi anni, dalla regione ai comuni, hanno dovuto a che fare con la sicurezza dei cittadini con un impatto pesante non solo sul mondo rurale ma anche sul turismo: molto apprezzati gli interventi di Valter Marin, Lilia Garnier e Rino Tron. Giovanni Dalmasso, Presidente degli alpeggiatori dell’Ass.ne Adialpi, e alcuni allevatori delle valli hanno portato la loro disperata testimonianza circa l’insostenibilitĆ  della situazione attuale.

Le conclusioni

Sono poi state smontate con dati alla mano numerose tesi diramate da “esperti” lupisti dei progetti europei, fra cui per esempio l’imminente saturazione degli areali occupati dai branchi di lupi circostanza che dovrebbe a loro parere bloccare la ulteriore crescita numerica: al riguardo si ĆØ dimostrato che prima di parlare di saturazione i lupi potranno quadruplicare e solo sulle Alpi arrivare dagli attuali 150 a 600 branchi considerato che tutt’ora il territorio alpino colonizzato dai branchi di lupi ĆØ pari a 20.000 kmq ma che le Alpi italiane misurano 80.000 kmq. Si ĆØ sottolineato che le Alpi con 14 milioni di abitanti e con 70 abitanti per kmq non sono nĆ© il Canada (3,9 abitanti kmq) nĆ© il Caucaso (8 abitanti per kmq) e quindi la compresenza di una tale numero di lupi (come degli orsi) non sarĆ  mai sostenibile ed in assenza di una gestione numerica farĆ  aumentare i conflitti e gli abbattimenti illegali, sempre condannabili. Il mondo rurale non persegue l’eradicazione del lupo ma chiede di attivare una gestione numerica con un prelievo annuo pari al solo indice di crescita per tenere sotto controllo la popolazione di lupi sull’esempio francese. Non si ritiene efficace in tale senso la timida apertura al contenimento indicata da ISPRA lo scorso anno, che consentirebbe su 4 mila lupi italiani (6.000 secondo l’autorevole esperto Apollonio) un prelievo massimo di 160 lupi, di cui 16 per il Piemonte pari all’inutile percentuale del 3/5%, comunque con requisiti capestro, quasi impossibili da raggiungere, per l’autorizzazione alla rimozione. In conclusione, dell’incontro ĆØ stato redatto un appello urgente che verrĆ  inviato alla Regione Piemonte, Ispra e ministero ambiente di far cessare l’attuale immobilismo regionale che dura ormai da dieci anni a causa del quale il mondo rurale si sente impotente e tradito. Naturalmente se l’appello alle istituzioni non verrĆ  preso in considerazione, lo stesso mondo rurale sarĆ  costretto ad avviare quelle proteste davanti ai palazzi delle istituzioni che hanno portato gli allevatori della vicina Francia ad ottenere una gestione più equilibrata del predatore”.

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