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giovedì, 5 Marzo 2026

L’ultimo saluto ad Aristide Sada ad Avigliana

AVIGLIANA La città di Avigliana ha dato l’ultimo saluto ad Aristide Sada. Figura poliedrica e amatissima, Sada ha dedicato la sua vita alla comunità, prima come storico commerciante e Presidente della Pro Loco, poi come leader politico capace di unire diverse anime sotto il progetto “Grande Avigliana” nel 2012. Ricordato per la sua schiettezza e per quell’umiltà che lo rendeva un mediatore naturale, lascia il segno di un uomo che ha amato visceralmente la propria terra, spendendosi senza riserve per la sua crescita e valorizzazione (con la collaborazione di Marco Margrita).

Il ricordo di Toni Spanò

Caro Aristide, ciao Amico mio.
È sempre troppo presto, e questa volta lo è davvero, per dirsi addio. Affido a queste poche righe qualche pensiero, tra i molti che in questi giorni affollano la mia mente e il mio cuore. Sei stato forte e spiritoso fino all’ultimo. Anche nei momenti più difficili non hai mai perso quella luce negli occhi e quella battuta pronta che sapeva alleggerire tutto. Fino alla fine mi hai dato qualche “incarico”: qualcuno si rivolgeva a te, tu mi chiamavi, mi passavi il testimone e io facevo. Era il nostro modo di volerci bene, il nostro impegno condiviso. Tu per me e io per te. Mai un “non posso”. Mi mancherà tantissimo anche il tuo ironico: “Tranquillo, ti copro io!”. Con il tuo fare scherzoso, in quella battuta, c’era tutto quello che ci unito in questi anni condivisi, con me e con la mia famiglia, fino al comune impregno civico: amicizia, complicità, fiducia. Tu dicevi di ammirare la mia capacità organizzativa, spesso l’hai ricordata e indicata come esempio, magari con il tuo stile scanzonato. Anche questa volta ho cercato di non mancare in niente, di fare tutto come si deve… ma questa volta avrei voluto dirti “no”. Avrei voluto non dover dare il mio contributo per organizzare questo momento. Avrei voluto non dover nemmeno pensare a un saluto così.

Grazie, Aristide, per la tua vera Amicizia. A nome mio e della mia famiglia tutta. La “cucciola”, Matilde, come la chiamavi tu, è qui a salutarti: non poteva mancare. Custodisce con grande affetto il tuo video di auguri, e dentro quel ricordo c’è tutto il bene che ci hai voluto. Grazie per esserci stato. Per la tua presenza costante, per la tua generosità, per il tuo esserci sempre, senza condizioni. E da lassù ti immagino già come eri qui: a sbracciare, coinvolgere, organizzare, mettere insieme le persone, creare legami. Perché tu eri questo: un uomo capace di unire. Ciao Aristide, Amico mio. Continua a coprirci anche da lì. Noi non ti dimenticheremo.

Il ricordo degli amici

Ancora una volta Aristide, il nostro caro Aristide, ci ha convocato inaspettatamente quanto impellentemente. Per esserci (un’espressione forte ma, se ci guardiamo davvero dentro, è ben chiaro a tutti e ciascuno perché non se ne poteva scegliere altra). A esserci, per e con lui, in quest’occasione triste ma non disperata. Un momento che alcuno, onestamente, avrebbe voluto affrontare. A chiamarci qui, dovere della presenza che non è affatto obbligo formale, possiamo ragionevolmente sostenerlo con certezza, è la necessità che sentiamo di tributargli pubblicamente, con la parola o con la presenza, il nostro ultimo grato saluto. Facendolo insieme, diversi ma uniti dal fatto che egli ha lasciato un segno in noi, essendo sempre e comunque se stesso.  Quel “se stesso” mai banale e comunque autentico, a tratti non facile da comprendere ma assai spesso capace di sorprenderci con la spontaneità di un gesto o la profondità di una parola, mai disgiunta dal suo sorriso con il quale – più che con ogni altra cosa – ci trasmetteva la sua solarità e positività. Ciascuno di noi è qui, infatti, tanto chi interverrà in quest’ora di condivisione quanto chi gli dedicherà il proprio raccolto silenzio, magari una lacrima o un sorriso per un ricordo che sovviene, non in virtù della sua morte, ma per quanto – traccia di diversa intensità, ma significativa al di là di ogni dubbio – ha lasciato in noi aver avuto la fortuna di incontrarlo lungo il suo percorso di vita. Siamo qui, insomma, non per la sua morte ma per la sua vita. Una vita intensa, non priva di prove e snodi tortuosi, affrontati con quel mix di ironia e responsabilità che lo ha caratterizzato. Una vita, la sua originale declinazione del “mestiere di vivere”, sicuramente ben spesa, con lieta e lieve serietà. Non è questo un espediente retorico, un fraseggiare vuotamente consolatorio, non lo amerebbe e sicuramente non lo merita, ma la forma sintetica di un’evidenza che abbiamo sperimentato nel suo modo di interpretare il rapporto con noi e con gli altri.

Racchiudere un percorso di vita in un intervento necessariamente conciso porta con sé il rischio di semplificare e sottrarre, eppure vale la pena di accoglierlo questo rischio. Come ad abbozzare un ritratto, che ciascuno arricchirà – condividendo un pensiero e richiamando qualche episodio, al microfono o nel proprio animo – con altri dettagli. Paradossalmente, i dettagli hanno l’inaspettata potenza di proporci e restituirci il tutto in un frammento, in un particolare. Quasi un’opera collettiva, Aristide ha sempre tenuto insieme il personale e il collettivo, quindi conseguenza esistenziale dell’instancabile saper costruire relazioni dense, mai seriose ma sempre dense, che è stata la sua cifra umana più profonda. Oggi ricordiamo, cioè riportiamo alla mente e al cuore, allora, colui che è stato: padre, nonno, famigliare, amico, uomo di questa comunità e del mondo che ha vissuto da protagonista, nel quotidiano operare forte di una visione, nel lavoro, nell’associazionismo e nella politica.

Padre: accompagnando il cammino di Amilcare, a cui tutti ci stringiamo ben sapendo che le parole poco possono di fronte all’immensità del dolore che prova eppure non sono del tutto vane, un cammino di cui era giustamente orgoglioso. Orgoglioso dei suoi traguardi professionali e della famiglia costruita con Denisa (a cui anche vanno le condoglianze di tutti noi). Nonno affettuoso di Miroslav e Micolas (micolasc), con i quali il tratto giocoso del suo temperamento ha trovato una dimensione educativa tutta particolare. A ciascuno di noi, carissimi, ha mostrato delle vostre foto o raccontato di voi. E l’illuminarsi del suo volto in ciascuna di queste occasioni ci ha testimoniate quanto foste per lui un tesoro inestimabile. Ogni istante che ha passato con voi, possiamo dirlo senza timore di smentita, è stato un tempo di gioia autentica di cui vi è grato. Tutta la sua famiglia, poi, è stato uno spazio che ha vissuto con attenzione e sensibilità. Con la capacità di tenere presente questioni, esigenze e problemi. Con una concretezza mai grigia o banalmente efficentista. Interprete, anche qui originale, di un senso profondo degli affetti.

Per tanti di noi, Aristide, basta scorrere i numerosissimi messaggi che sono stati diffusi in questi giorni, è stato un testimone del valore dell’amicizia. Il vuoto o l’amicizia: questa è sempre l’opzione nella vita. E lui ha scelto l’amicizia come metodo per riempire di significato, fattualmente e fattivamente, il rapporto con molti di noi. Un’amicizia esigente, innanzitutto verso se stesso, ma sempre capace di allegria. Ci è capitato, se siamo onesti, di trovarlo dove e quando non ce lo aspettavamo, ma proprio nel momento e su ciò che ci era necessario. Dalla semplicità di ricordare una ricorrenza, al saper ascoltare e non perdere l’occasione di divertirsi insieme, ma anche nell’attivarsi per trovare soluzioni. Esserci e lui c’era. E continuerà ad esserci nel ricordo che certo non svanirà.

In tutto ciò, infine, in una sintesi che ci si è chiesti spesso come riuscisse a fare, uomo di questa comunità e del mondo. Nel lavoro, innanzitutto, vissuto secondo l’etica del e nel fare quotidiano. Poi nell’associazionismo come nella politica: convinto che l’impegno collettivo non fosse vano, che progresso e cambiamento non fossero termini vuoti, ma obiettivi per i quali, in una chiarezza ideale che non gli ha mai impedito di convergere e operare con chi muoveva da prospettive diverse (anzi!)  valesse la pena mettersi in gioco. Sapendo dosare nettezza e compromesso, intransigenza e moderazione, accelerazioni e surplace. Da riformista, insomma. In ciò sicuramente facendo buon profitto della lezione di suo padre Gioacchino, sempre tenuta presente e investita secondo il suo temperamento.
 
Aristide ha sempre saputo che il futuro è la dove tutti siamo diretti, in una sorta di “rivoluzione permanente”, e ha sempre cercato di accompagnare il cammino verso quella direzione. Spesso anticipando i tempi, che qualche saggio ha detto che “per i più è solo un modo più originale di avere torto”. Avigliana lo ha sempre visto in prima fila per implementare progetti visionari e alleanze per lo sviluppo, dai tempi dell’Associazione Commercianti e poi alla guida di una Pro loco indiscutibilmente innovativa. Non di meno, leggendo in modo profondo il significato di civismo, lo ha fatto nella vita amministrativa: con la candidatura a sindaco alla guida di “Grande Avigliana” nel 2012, nel successivo mandato come consigliere comunale e, nel decennio successivo, sempre nella stessa ermeneutica di impegno civico e trasversale, nel sostegno ad Adesso Avigliana. Non è fuori luogo auspicare, allora, che questo suo contributo così intenso non sia sottoposto a una rimozione. Che non accada è un dovere che tutti (nel riconoscimento della sua postura sempre istituzionale nel confronto e dell’evidenza del riproporsi di problemi e sfide che Aristide ha con coraggio individuato).

Ecco perché oggi il nostro saluto non è un congedo, ma un’assunzione di responsabilità. Se davvero non vogliamo che il suo impegno venga rimosso, tocca a noi custodirlo e rilanciarlo: continuare a costruire relazioni dense, credere che l’impegno non sia vano, scegliere l’amicizia contro il vuoto. Aristide ci ha insegnato che il futuro non è un luogo che si attende, ma una direzione verso cui si cammina. E noi, salutandolo, non possiamo fare altro che rimetterci in cammino, con la sua stessa ironia responsabile, con la sua capacità di tenere insieme visione e concretezza. Ci resta il suo sorriso, quella solarità che più di ogni parola sapeva dirci che valeva la pena esserci. È così che continuerà a vivere tra noi: non come nostalgia che consola, ma come esempio che interpella; non come ricordo fermo nel passato, ma come criterio per il presente e promessa per il domani. Oggi lo salutiamo con tristezza, ma senza disperazione. Perché non siamo qui per la sua morte, ma per la sua vita. E quella, in noi, continua.
Ciao, Aristide!”

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