TORINO – La lettera del Vescovo Cesare Nosiglia, con riflessioni sulle attuali condizioni nell’emergenza Coronavirus. Monsignor Nosiglia il 23 aprile scrive. “Cari amici, scrivo queste righe nella domenica della Divina Misericordia, al termine di una Settimana Santa e di unāOttava di Pasqua che sono state, per la Chiesa di Torino, particolarmente impegnative. Ma anche ricche di gioia e di speranza. Abbiamo celebrato i grandi misteri della Passione, Morte e Risurrezione del Signore in condizioni di emergenza mai viste prima. Messe senza popolo, chiese chiuse. La Ā«persecuzioneĀ» non veniva da qualche potere mondano ma dal cuore stesso della Terra. E dallo stato del mondo cosƬ come ĆØ oggi. Dove la globalizzazione rende facile ogni contatto, ma anche ogni contagio! La difficile situazione in cui tutti ci siamo trovati ci ha anche obbligati a riflettere sulle condizioni della nostra vita nella modernitĆ . E sulle realtĆ che in essa sono davvero importanti. Ma il fatto stesso di riflettere ci conforta sul significato della nostra fede e della nostra appartenenza alla Chiesa di Dio. Senza la fede saremmo ancora più poveri. Fuori dalla Chiesa saremmo ancora più fragili, mancando del conforto che ci viene dallāessere, comunque, insieme”.
LA PREGHIERA DAVANTI ALLA SINDONE
“Questi giorni, poi, ci hanno regalato lāoccasione di offrire la nostra testimonianza di speranza a tutto il mondo. La preghiera davanti alla Sindone, trasmessa da televisioni dellāintero pianeta e diffusa in modi innumerevoli sulla rete di Internet, ha dimostrato, a noi torinesi prima di tutto, come il messaggio misterioso di quel Volto sia davvero un segno universale. Che si cerca, si fa guardare ben al di lĆ delle distinzioni di credenze, convinzioni, filosofie, ideologie. Ciò che più mi ha colpito, nella preparazione forzatamente affrettata della preghiera, sono state le dimostrazioni di interesse. Le richieste di partecipazione che da tutto il mondo sono venute dopo il mio annuncio del 4 aprile. Mi hanno fatto capire ancora meglio come la Sindone sia davvero un patrimonio. La perla preziosa di cui parla il Vangelo, che noi abbiamo il dovere di custodire e far conoscere. Anche nei modi che le tecnologie oggi ci consentono”.
DI SPERANZA ABBIAMO BISOGNO
“Di fronte al silenzio della Sindone abbiamo invocato il Signore perchĆ© ci confermi nella fede e nella speranza. Dal profondo della nostra condizione di Ā«malatiĀ» chiediamo legittimamente al Padre un conforto che non ĆØ un miracolo. Ma caso mai il segno di quella Ā«tenerezza di DioĀ» che ciascuno di noi, e tutti insieme come Chiesa, inseguiamo lungo la nostra intera vita. Legittimamente: perchĆ© sta scritto Ā«bussate, e vi sarĆ aperto; chiedete, e vi sarĆ datoĀ»! Di speranza abbiamo bisogno. I giorni e le settimane che ci attendono non saranno facili per nessuno. Io mi sento in dovere di ringraziare dal profondo del cuore tutti coloro che, sacerdoti e personale sanitario, volontari di ogni genere, in questo periodo hanno ancora intensificato il proprio servizio verso i bisognosi. Non ĆØ Cesare Nosiglia che li ringrazia, non ĆØ lāArcivescovo di Torino. Ć Dio stesso che vede nei gesti e nei cuori, come ci ha spiegato Gesù parlando del Giudizio finale (Mt 25). Ma il bisogno cresce, e crescerĆ ancora, e si farĆ drammatico. Per questo ĆØ necessario che, a fianco della rete capillare di concreti singoli aiuti, si preparino piani seri di intervento per arginare la miseria in cui tanti di noi rischiano di scivolare”.
LA DIOCESI IN PRIMA LINEA
La nostra diocesi, giĆ in prima linea con le iniziative della Caritas, delle parrocchie e dei gruppi, sta preparando un nuovo strumento che aiuti a coprire le esigenze immediate. Per chi avrĆ la possibilitĆ di riprendere il lavoro ma mancherĆ dei fondi necessari. Il servizio, che la Pastorale del Lavoro sta preparando, riguarderĆ anche le piccole imprese. VedrĆ la collaborazione attiva di un importante gruppo bancario. La Cei ha deciso di offrire alle Diocesi un supplemento di risorse volto a sostenere le parrocchie e le varie associazioni per la loro opera di concreto aiuto alle famiglie, ai lavoratori e ogni altra esigenza delle persone in difficoltĆ . E cāĆØ, al di lĆ delle iniziative di solidarietĆ , un piano di Ā«interventiĀ» che ĆØ tipico della comunitĆ cristiana. La vicinanza con chi ĆØ solo e adesso anche isolato in casa. Lāattenzione affettuosa e cordiale a vicini e anziani. Dallāinizio della pandemia i sacerdoti hanno lāimpegno di pregare per gli ammalati e i defunti ā e ogni giorno io ricordo, nel Rosario, i nomi di tutti coloro che ci vengono segnalati”.
UN CALL CENTER PARTICOLARE
La lettera del Vescovo Cesare Nosiglia si conclude. “A questo Ā«servizio della preghieraĀ» si affianca in questi giorni un Ā«call centerĀ» particolare. I sacerdoti che abitualmente raccolgono le confessioni saranno disponibili per rispondere al telefono a chi vorrĆ esporre la propria situazione. Ascoltare una parola di conforto, dialogare con una voce che si sa amica. Anche quando non la si conosce personalmente. Anchāio mi renderò disponibile per questo servizio. Cari amici: ho citato alcune delle realtĆ che stiamo vivendo come Chiesa. Senza perdere di vista il sano realismo della ragione, queste realtĆ aprono il cuore alla speranza. Siamo piccoli e peccatori. Ma siamo stati toccati dalla grazia del Risorto. E questo riempie i nostri cuori in ogni momento della nostra vita. +Cesare Vescovo, padre e amico”.
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