La Chiesa di Santo Stefano a Novalesa: il “piccolo Louvre” ai piedi del Moncenisio

NOVALESA – La Chiesa di Santo Stefano a Novalesa: il “piccolo Louvre” ai piedi del Moncenisio. La Chiesa di Santo Stefano è il gioiello del pittoresco borgo di Novalesa. Sorge lungo la via Maestra in un luogo intriso di storia. Sino all’Ottocento passava da qui la strada che portava al Colle del Moncenisio. A Novalesa chi era diretto in Francia scaricava i carri per raggiungere il valico a piedi o con i muli. All’opposto chi discendeva dal colle, rimontava le proprie mercanzie. La cittadina pullulava di alberghi, botteghe artigiane, empori ed osterie. I viaggiatori contrattavano con i “marrons”, guide che li accompagnavano nei tratti più difficili del tragitto. Sono passati da qui grandi personaggi come Carlo Magno, Enrico IV, Pio VII e Jean-Jacques Rousseau. Lungo la via sorgeva la Chiesa di Santo Stefano. Tappa imprescindibile per recitare una preghiera prima di affrontare la dura salita. Il luogo di culto, grazie a Napoleone Bonaparte, è diventato un “piccolo Louvre”.

LA CHIESA DI SANTO STEFANO

Le sue prime testimonianze risalgono al XIII secolo. In quel periodo era una dipendenza dell’Abbazia di Novalesa. L’edificio attuale risale al 1684. Di quello antico, si conservano il campanile e parte della muratura della fiancata orientale. Il suo fronte principale ha un profilo a capanna ed è caratterizzato dalla presenza di due orologi. Uno dei quali realizzato a trompe l’oeil. Sulla fiancata orientale si ammirano resti di affreschi risalenti al XV e al XVII secolo. Mentre la parete settentrionale dell’adiacente Cappella del SS. Sacramento ospita un ciclo affrescato settecentesco, opera del maestro Joffrey. L’artista ha raffigurato i vizi, le virtù e le pene infernali utilizzando modelli iconografici tardomedievali. La chiesa al suo interno si sviluppa secondo un impianto ad aula unica con volte a botte, altari laterali e abside poligonale. Una serie di lesene disegnano tre campate e separano la navata dall’area presbiteriale.

I TESORI DELLA CHIESA

La chiesa di Novalesa per i tesori che custodisce rappresenta uno dei più importanti monumenti ecclesiastici della Valsusa. Al di là dell’altare marmoreo settecentesco si ammira un retablo ligneo seicentesco. È stato realizzato da maestranze lombardo – piemontesi. Su di esso campeggia lo stemma di Giovanni Battista Isnardi de Castello di Caraglio. Commendatario dell’Abbazia di Novalesa tra il 1685 e il 1728. Al centro del retablo troneggia il dipinto raffigurante il Martirio di santo Stefano. È stato realizzato da Sebastiano Taricco. Nell’area absidale è conservata l’urna reliquiario di sant’Eldrado. Si tratta di un prezioso manufatto in argento, realizzato da un maestro mosano-renano alla fine del XII secolo. Il crocifisso ligneo che dominata la navata risale alla fine del XV secolo.

I CELEBRI DIPINTI

Nella navata, al di sopra dell’altare laterale destro, si ammira il polittico di fine Quattrocento attribuito al tolosano Antoine de Lonhy. Raffigura in basso la Natività con i santi Arnulfo e Eldrado che presenta il committente, identificato con un esponente della famiglia Provana. In alto, la Resurrezione con i santi Pietro e Paolo. Nella chiesa si conservano inoltre cinque dipinti provenienti dai depositi del Louvre. Sono stati donati nel 1805 da Napoleone Bonaparte al priore dell’Ospizio del Moncenisio. Successivamente traslati all’Abbazia di Novalesa, oggi sono qui conservati. Si tratta delle seguenti tele: La Deposizione, attribuita alla bottega cremonese di Giulio Campi. L’Adorazione dei Magi, copia di scuola del Rubens prodotta in ambito tedesco, Napoleone ha confiscato questo quadro all’elettore di Baviera. L’Adorazione dei pastori di François Le Moyne, questo quadro fino alla Rivoluzione Francese si trovava nella Chiesa di San Rocco a Parigi. La Crocifissione di san Pietro, copia antica dell’originale caravaggesco risalente al 1601. E la Deposizione di Cristo croce, replica da un originale di Dirk van Baburen, risalente al XVII secolo.

PERCHÈ NAPOLEONE HA DONATO QUESTI DIPINTI?

Secondo la leggenda l’imperatore durante una traversata del Moncenisio sarebbe stato sbalzato fuori dalla carrozza a causa di una tempesta. I monaci dell’abbazia benedettina, con massaggi di grappa, gli fecero recuperare l’uso degli arti a rischio congelamento. Napoleone per ringraziarli, avrebbe loro donato alcuni quadri del Louvre. Secondo un’altra tesi i dipinti sarebbero una ricompensa del governo di Parigi per il collaborazionismo dei monaci, i quali facevano le spie all’imperatore sui movimenti dei viaggiatori. A est della chiesa sorge la Cappella del SS. Sacramento. Già esistente nel 1597 e più volte rimaneggiata, ospita il Museo di Arte Religiosa Alpina. Vi è esposta una straordinaria rassegna di oggetti d’arte di diverse epoche storiche. Tra questi un reperto di epoca tardoantica, elementi di statuaria, dipinti e tessuti.

UNA VISITA A NOVALESA

Dopo aver ammirato i tesori custoditi nella Chiesa di Santo Stefano a Novalesa, vale la pena fare una passeggiata lungo la via Maestra. Qui colpisce un particolare. Su alcune case del lato sinistro della strada è ritratto lo stemma sabaudo. Mentre su altre del lato destro troviamo il dipinto di santa Caterina di Alessandria, patrona del Delfinato. Questo indicava le opposte simpatie degli abitanti dei due lati del paese. Degna di ammirazione è la casa degli affreschi. Era una locanda. La sua facciata è ornata di stemmi sabaudi e dei principi d’Europa quali Inghilterra, Francia, Saluzzo e Bretagna. Questi dipinti risalgono a due momenti distinti tra il Trecento e il tardo Quattrocento. Indicavano l’attitudine del locale ad ospitare personaggi di alto rango. Cattura l’attenzione l’affresco “Sant’Antonio abate e stemma sabaudo”. Risalente alla metà del Quattrocento, orna la facciata e l’angolo di una casa. In via Maestra si trova anche un grande edificio caratterizzato da un ampio scalone con balaustrate in legno. Era l’albergo Ecu De France/Epée Royale, dove soggiornò Napoleone Bonaparte. Al termine della strada si trova la cappella di San Sebastiano. Risalente al XVII secolo, ospita al proprio interno il presepe artistico permanente di Novalesa.

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