BUSSOLENO – L’8 luglio 1944 rappresenta una data fondamentale nella storia della Resistenza piemontese, quando la 28° brigata Walter Fontan trasformò le pietre della montagna bussolenese in un’arma decisiva contro l’oppressore fascista. La battaglia di Balmafol, commemorata ogni anno dalle autorità locali in collaborazione con l’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), testimonia l’ingegno e il coraggio di sessanta partigiani che, guidati dal comandante Falco (Alessandro Ciamei), riuscirono a respingere un intero battaglione fascista utilizzando una strategia tanto audace quanto efficace. La scarica di macigni che rotolarono giù dai ripidi versanti dell’alpeggio non fu solo un’azione militare, ma un simbolo della resistenza popolare che seppe trasformare il territorio montano in un alleato prezioso nella lotta per la libertà.
Un atto di eroismo tra le pietre della montagna della Valsusa con la Battaglia di Balmafol
La commemorazione di Balmafol ricorda anche il vile tradimento perpetrato dalle camicie nere del 28° battaglione “M.M”, che violarono la tregua d’armi stabilita per lo scambio di prigionieri programmato a Bruzolo. L’ANPI e le autorità locali sottolineano come questo episodio emblematizzi la differenza etica tra la Resistenza, che rispettava anche nelle condizioni più difficili i codici d’onore, e il fascismo, che non esitava a ricorrere all’inganno e al tradimento. La formazione partigiana, disposta a ferro di cavallo sulle pendici della Grand’Uia e lungo il vallone del torrente Prebec, dimostrò non solo capacità strategiche superiori ma anche una preparazione morale che permetteva di trasformare l’inferiorità numerica e di armamento in un vantaggio tattico. Oggi possiamo riflettere su come quei luoghi di pace abbiano custodito uno dei momenti più significativi della lotta partigiana, quando la determinazione di pochi uomini riuscì a prevalere sulla forza bruta dell’oppresso.

































