L’8 settembre del 1943, i soldati allo sbando al Moncenisio e a Bardonecchia

moncenisio 1943(foto US 34th Infantry Divisions Red Bull)

VALSUSA – L’8 settembre del 1943, i soldati allo sbando al Moncenisio e a Bardonecchia.

di MAURO MINOLA

OTTO SETTEMBRE: L’OCCUPAZIONE DEI PASSI DELLE ALPI OCCIDENTALI

La sera dell’otto settembre 1943 dalle stazioni radio dell’EIAR, l’ente radiofonico italiano, la voce del Capo del Governo, Pietro Badoglio, lesse il suo celebre proclama: «Il governo italiano, riconosciuta la impossibilità di continuare l’impari lotta contro la soverchiante  potenza avversaria …». Era l’annuncio dell’armistizio che, nel giro di pochi giorni, precipitò l’Italia nel caos, con gli alleati che sbarcavano a Salerno e i tedeschi che dilagavano in tutto il Nord del paese. I primi episodi di resistenza agli occupanti tedeschi si verificarono in Valle di Susa, proprio nei primi giorni di settembre, al Colle del Moncenisio e a Bardonecchia. La reazione tedesca lungo la frontiera fu velocissima. Già alla sera dell’8 settembre, il comando della 19a Armata tedesca ordinò di occupare il Colle del Moncenisio e la Galleria ferroviaria del Fréjus, considerati obiettivi primari.

A BARDONECCHIA

A Bardonecchia, nelle prime ore del 9 settembre, il colonnello Quaranta, comandante dell’VIII Settore Guardia alla Frontiera, mise a presidio dell’imbocco della Galleria del Fréjus una compagnia di bersaglieri motociclisti il IV Gruppo della GaF. Fu una scelta azzeccata: un plotone del II battaglione del 3° reggimento Brandenburg stava procedendo da Modane nel tunnel a bordo di un carro ferroviario trainato da una locomotiva a vapore. La reazione italiana, con l’uso delle armi, costrinse la locomotiva a retrocedere. Ciò nonostante una pattuglia tedesca riuscì ad arrivare al posto di blocco del Km. 1, dove venne catturata dai militari addetti al pezzo di artiglieria. I soldati tedeschi furono portati alla caserma Tabor, ma già la sera stessa rilasciati, su ordine del Comando della Difesa territoriale. Nell’azione compiuta nel tunnel i tedeschi lamentarono la morte di 7 soldati, avvelenati dall’ossido di carbonio emesso dalla locomotiva bloccata.

AL COLLE DEL FREJUS

Il mattino del 9 settembre un reparto tedesco da Modane salì al Colle del Frejus, che trovò bloccato dai fanti del caposaldo Fréjus della GaF, comandato dal tenente Giovanni Caradonna. I tedeschi tentarono di forzare il passaggio, ma furono respinti dal fuoco di sbarramento proveniente dalle opere di difesa. Lo scontro durò alcune ore, fino a quando i soldati tedeschi ripiegarono sui propri passi; gli italiani ebbero tre feriti. Anche al Moncenisio entrarono in azione i tedeschi. Da Lanslebourg salirono al colle all’alba del 9 settembre. Il valico era presidiato dal battaglione alpini sciatori Moncenisio, al comando del tenente colonnello Giovanni Gramaglia e dagli artiglieri della GaF (IX Settore). Nella mattinata un ufficiale tedesco contattò il comando italiano, chiedendo il disarmo dei fanti, l’abbandono delle opere fortificate e il libero transito per calare in Valle di Susa. La richiesta, ripetuta una seconda volta, venne respinta.

I TEDESCHI

«Verso le 22,30 –  narrò nella relazione il Gramaglia – un ufficiale tedesco, approfittando della nebbia, si portò a circa 60 metri dallo sbarramento anticarro … una voce gridava: – Non sparate … Il comandante tedesco desidera parlare con un ufficiale italiano». Mentre gli ufficiali trattavano, i tedeschi, avvalendosi del buio, tentarono un colpo di mano per aggirare le posizioni italiane: nella nebbia avanzò una colonna motorizzata, della forza di tre compagnie, preceduta da autoblinde. La lotta esplose subito, sostenuta dall’intenso fuoco di mitragliatrici delle opere fortificate e dei mortai sistemati nei pressi della barriera anticarro dell’Ospizio. La squadra mitraglieri del battaglione Moncenisio colpì alcuni autocarri tedeschi, causando l’esplosione di un mezzo cingolato dotato di un pezzo contraereo e la conseguente morte degli uomini che erano a bordo. A questo punto i tedeschi abbandonarono l’attacco, arretrando verso il confine. Oltre ai morti del mezzo, ebbero 20 feriti, fra cui un ufficiale. Gli italiani contarono cinque feriti. Gramaglia elogiò i suoi soldati «per la fermezza, il coraggio e la decisione degli uomini, per la disciplina del fuoco, per l’integrale, tempestiva esecuzione degli ordini durante il combattimento».

LE MINE NELLA GALLERIA DEL FREJUS

Intanto a Bardonecchia il colonnello Quaranta, sempre più preoccupato dalle notizie che giungevano dai militari in fuga e dai ferrovieri che sbucavano dal tunnel per sfuggire ai tedeschi,  impartì al tenente Carelli l’ordine di far brillare le mine della grande interruzione del tunnel. I botti, di particolare intensità, fecero tremare tutte le case dell’abitato: franò un tratto della volta del tunnel e parte dei piedritti laterali, causando una grave interruzione della comunicazione.

AL MONGINEVRO

Ad occupare il Colle del Monginevro il Comando tedesco inviò il gruppo di combattimento del capitano Schneider, appartenente al 1° reggimento Gebirgsjäger della 157a divisione di Fanteria di Riserva. Alle 20 del 10 settembre Schneider scese con i suoi uomini a Cesana, poi verso Oulx. In poche ore furono occupate tutte le caserme di Cesana, arrestati gli ufficiali e persino il comandante del VII settore GaF che era rimasto ad attendere ordini, mai giunti, dai comandi di Torino. In tutta l’alta Valle della Dora furono catturati 1250 militari italiani. Molti erano riusciti a fuggire, grazie ai sentieri e alle rotabili militari di alta quota.

Più fortuna ebbe il tenente colonnello Gramaglia, che si ritirò la sera del 10, per convergere a San Didero in Val Susa; qui egli sciolse il reparto. Lo stesso fece il colonnello Quaranta: al tramonto del 10 settembre 1943 radunò tutti gli uomini dell’VIII settore GaF su un treno che partì nella notte fra il 10 e l’11, per arrivare alle tre a Bussoleno, dove il reparto, privo di ordini, si sciolse. Quelli che attesero fiduciosi sul treno istruzioni da parte dei comandi torinesi, ormai svuotati, furono circondati dai soldati tedeschi e presi prigionieri. Per loro non rimase che la deportazione nei lager in Germania. Tra il 12 e il 13 settembre 1943 tutti i valichi della Valle di Susa erano ormai saldamente in mano alle forze armate tedesche. Per approfondire M. Minola, L’Italia entra in guerra. Guerra sulle Alpi, Susalibri 2020.

L’AGENDA, TUTTE LE NOTIZIE! COME?

Visita il sito internet. Iscriviti alla pagina Facebook, clicca “Mi Piace” e non perderti più nemmeno una notizia! Segui L’Agenda su InstagramTwitter e YouTube.