In Piemonte un codice di comportamento per evitare le discriminazioni nei confronti delle lavoratrici che hanno o vogliono avere figli

TORINO – Lā€™assessore Caucino: “Serve un codice di comportamento da sottoscrivere con le imprese piemontesi per evitare le discriminazioni nei confronti delle lavoratrici che hanno o vogliono avere figli“. Lā€™esponente della giunta Cirio indignata per la storia di Agnese, raccontata da La Stampa: “Se la circostanza fosse confermata saremmo di fonte a un fatto gravissimo e inaccettabile. AndrĆ² a fondo e proporrĆ², a datoriali e sindacati, di siglare un ā€œcodice di comportamentoā€ che eviti episodi come questo e che comprenda anche importanti iniziative per sostenere il welfare aziendale“.

LA STORIA

Ho letto con stupore misto a sdegno la storia, pubblicata da La Stampa e firmata dalla giornalista Antonella Torra – spiega lā€™assessore regionale al Welfare con delega alle Pari OpportunitĆ , Chiara Caucino – di Agnese. La donna di 37 anni che punta lā€™indice verso lā€™azienda per cui lavorava a tempo determinato sostenendo non aver avuto il contratto rinnovato per il fatto di essere incinta da piĆ¹ di 6 mesi. Se la circostanza fosse confermata saremmo di fronte ad un fatto gravissimo, che come assessore alle Pari OpportunitĆ  intendo combattere con ogni mezzo. Le aziende non solo non dovrebbero penalizzare le donne che decidono di avere un figlio, ma incentivarle, attraverso azioni di welfare aziendale che proprio la Regione sta progettando per rendere sempre piĆ¹ compatibile il ruolo di mamma con quello di lavoratrice”.

LA DONNA

Nellā€™articolo la donna sostiene di non aver mai avuto problemi con il suo datore di lavoro. Che in precedenza il suo contratto era stato rinnovato e che il rapporto con colleghi e titolari era ottimo. Fino a quando – a quanto parrebbe – Agnese si ĆØ accorta di aspettare un bambino. Correttamente la donna ha immediatamente avvisato colleghi e datore di lavoro e, da quel momento qualcosa sarebbe cambiato. Secondo la versione della futura mamma lā€™azienda non soltanto non avrebbe aiutato la donna (che si occupava di e-commerce) vista la sua nuova condizione, ma le avrebbe raddoppiato il lavoro, quasi come a Ā«incentivareĀ» un eventuale passo indietro. Agnese ha invece tenuto duro, convinta, visti i brillanti risultati pregressi e il precedente rinnovo in pieno lock down che le cose sarebbero proseguite regolarmente. Poi, venerdƬ, mattina, come racconta lā€™articolo, la doccia gelata: nessun rinnovo, nemmeno una spiegazione Ā«vis a visĀ» se non una scarna comunicazione che attribuiva al Covid la causa della presunta impossibilitĆ  a proseguire il rapporto”.

CAUCINO

Se le cose stessero davvero cosƬ saremmo di fronte a un fatto inaccettabile. Le donne che lavorano devono avere il diritto di avere un bambino senza subire alcun tipo di rischio di perdere la propria occupazione. CosƬ come non piĆ¹ ĆØ accettabile che nei colloqui di lavoro venga ancora oggi, in parecchi casi, posta alle donne la domanda riguardo alla volontĆ  di avere figli o meno”, tuona Caucino. “Come assessore alle Pari OpportunitĆ  – prosegue Caucino – ma soprattutto come donna e mamma che lavora, esprimo tutta la mia vicinanza ad Agnese e a tutte le donne che subiscono, nel silenzio piĆ¹ assordante, situazioni di questo genere. Eā€™ mia intenzione innanzitutto approfondire questo caso e, in seconda battuta, stabilire, insieme alle aziende piemontesi, alle associazioni datoriali e ai sindacati un codice di comportamento affinchĆ© la maternitĆ  venga tutelata e incentivata, evitando qualsiasi forma di discriminazione: diretta, ma anche indiretta”.

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