Il Vescovo Roberto Repole a Condove: “Sì alla tecnica, ma solo se non è disumana”

CONDOVE – Il Vescovo Roberto Repole domenica 7 gennaio ha celebrato in parrocchia a Condove.

IL VESCOVO REPOLE A CONDOVE

Domenica 7 gennaio alle ore 10.30 il Vescovo di Susa Roberto Repole ha celebrato la Messa nella Chiesa parrocchiale di Condove. Il giorno è dedicato al Battesimo di Gesù. Ha spiegato il monsignore nell’omelia. “Se pensassimo che la liturgia sia semplicemente il ricordare alcuni eventi di Gesù, uno di seguito all’altro, dovremmo constatare che tra ciò che abbiamo celebrato ieri e ciò che viviamo oggi c’è uno iato, un fossato, uno scarto davvero molto grande. Ieri eravamo invitati a fare memoria dei Magi che vanno nella grotta di Betlemme, vedono quel bambino infante e si prostrano ad adorarlo; oggi vediamo Gesù adulto, maturo, che si fa battezzare nelle acque del Giordano. Lo scarto tra i due eventi è troppo grande, ma la liturgia non è questo: la liturgia è la celebrazione della Chiesa; è ciò che ci permette di vedere e contemplare in profondità la verità profonda di Cristo e immergerci in Lui; è ciò che si dice la possibilità di contemplare il mistero di Cristo. E allora, a ben pensarci, non c’è molta discontinuità, molta differenza tra ciò che abbiamo celebrato ieri e ciò che celebriamo oggi. Ieri era l’epifania di Cristo, cioè la manifestazione di Gesù come il Signore e il Salvatore, non soltanto del popolo di Israele, ma di tutti i popoli simboleggiati da quei tre Magi che vanno a rendere onore a Gesù”.

LE NOSTRE OMBRE

“Oggi è la manifestazione e la rivelazione di Gesù come Signore e Salvatore dell’uomo in tutte le sue dimensioni, anche nelle sue tenebre, anche nelle sue ombre, anche nel suo peccato. Gesù che fa la fila con i peccatori, pur essendo senza peccato, per ricevere il battesimo di Giovanni il Battista, dice che questo Gesù vuole raggiungere tutto di noi, anche il nostro peccato, anche le nostre tenebre, anche le nostre ombre. Ed è bello contemplare Gesù oggi così: non c’è niente di me che possa rappresentare un ostacolo alla sua luce e dunque alla sua bontà, al suo amore, alla sua salvezza. È bello perché può capitare, qualche volta, che qualcuno di noi abbia vissuto dei fallimenti, possa aver commesso qualche peccato, che rimane lì, nella testa  e nel cuore, quasi che sia un impedimento a incontrare Dio. Così come è bello pensare che è capace di vederci nella nostra fragilità, anche laddove non ci sentiamo peccatori. A volte siamo così orgogliosi da non vedere neppure le nostre ombre, le nostre tenebre ma ci sono e ci sono per tutti! In ogni caso, ci sono per questa nostra umanità. Pensavo, leggendo questa pagina del Vangelo, quest’oggi, che siamo sempre molto propensi a mettere l’accento sulla bellezza della tecnica che avanza, che ci dà delle potenzialità nuove è vero, ma spesso nessuno ci aiuta a vedere l’altra faccia della medaglia: questa stessa tecnica a volte ci disumanizza, ci rende più tenebrosi e abbiamo bisogno di sapere che Cristo si immerge in quelle acque ed è capace di mostrarci un amore più potente delle tenebre della nostra umanità”.

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