CHIOMONTE – Dopo il successo legato alla valorizzazione della lavanda autoctona a Chiomonte, Marco Sollier sorprende il pubblico letterario con il suo romanzo d’esordio āIl Partigiano delle Fateā (LAR editore). Presentato con eccellenti riscontri all’ultimo Salone del Libro di Torino, l’opera nasce da un’indagine lunga cinque anni, scaturita dai racconti del nonno dell’autore su un segreto partigiano nascosto in una grotta alpina. Quello che poteva sembrare un racconto fantasy si rivela invece un’intensa narrazione storica, capace di intrecciare la realtĆ documentale della lotta di liberazione a una vibrante suspense narrativa.
Le fate come metafora della giovinezza interrotta
Le “fate” del titolo non popolano boschi incantati, ma rappresentano le illusioni e i sogni di libertĆ di una giovinezza bruscamente interrotta dalla guerra. Sollier ci conduce nel cuore delle valli piemontesi durante la Resistenza, offrendo una prospettiva profonda in cui la lotta contro l’oppressione si fa difesa dell’umanitĆ e della natura stessa. I protagonisti sono uomini in carne e ossa, segnati da dubbi e contraddizioni storiche analizzate anche da istituti specialistici come l’Istoreto (Istituto Piemontese per la Storia della Resistenza), le cui vicende mostreranno ai posteri quanto quel conflitto sia stato orrendo e profondamente divisivo.
Dall’indagine sul territorio al successo editoriale
Il volume, che ha richiesto due anni di scrittura e tre di meticolose ricerche sul campo tra grotte e testimonianze dirette, ĆØ risultato il libro più venduto del suo stand. Sollier unisce una rigorosa ricostruzione storiografica a una sapiente dose di immaginazione, creando una trama transgenerazionale in cui il passato dialoga costantemente con i personaggi contemporanei. Con uno stile asciutto ed evocativo, l’autore restituisce la voce alla gente comune delle montagne, catturando lo sguardo implorante di chi non aveva chiesto la guerra ma desiderava solo difendere la propria tranquilla quotidianitĆ .

































