Il Liceo Mazzarello incontra Matteo Bussola: capire i giovani oltre il giudizio

di LISA CRISTONAFI – DIANA SARNO

TORINO – Il giorno 9 aprile 2026, al Liceo Madre Mazzarello di Torino, lo scrittore Matteo Bussola ha incontrato gli studenti della scuola che, durante l’anno, nell’ambito del progetto Lo struzzo a scuola di Einaudi , hanno letto e lavorato sui suoi libri, in particolare su “La neve in fondo al mare”. L’incontro è stato scandito da una serie di domande proposte dai ragazzi e dalla lettura di alcune lettere, sempre scritte dagli studenti, indirizzate ad uno dei personaggi del romanzo. Le prime domande hanno riguardato il ruolo dello scrittore e l’ispirazione per il romanzo. A queste domande Bussola ha risposto dicendo che lo scrittore, a differenza di quanto si possa pensare, è uno che “non sa niente” e scopre le cose proprio attraverso la scrittura. Bussola ha infatti voluto esplorare “l’epidemia psichiatrica” che sta affliggendo il mondo odierno: le cliniche sono piene di ragazzi di tutte le età, con incredibili picchi di ricoveri che preoccupano tutti. Durante il lockdown, nelle proprie camerette, luogo che dovrebbe essere sicuro, i ragazzi hanno iniziato a stare male e i genitori hanno iniziato a vedere i propri figli autodistruggersi e infliggersi dolore, senza comprenderne le ragioni. Bussola ha voluto approfondire questo tema proprio per la sua urgenza e attualità.

Al Liceo Mazzarello lo scrittore Matteo Bussola

Lo scrittore gestisce anche una linea radiofonica che si chiama “Non mi capisci”, dove parla di adolescenza. È un tema che gli sta a cuore perché è genitore di tre figlie: le coincidenze della vita lo hanno portato, proprio quando ha iniziato a scrivere questo libro, a ritrovarsi in neuropsichiatria assieme ad una delle sue figlie. Quindi gli incontri tra genitori raccontati nel libro, davanti alle macchinette che distribuiscono bevande, gli odori e la routine descritta, sono frutto delle sue esperienze. La forza del romanzo sta proprio nella capacità di rappresentare due punti di vista diversi: quello del figlio e quello del genitore. Chiaramente gran parte del libro è finzione, ha chiarito lo scrittore, sottolineando poi che il 99% della letteratura mondiale è una “bugia” attraverso la quale ci è permesso dire la “verità”.

Il romanzo

Bussola ha infatti fatto un interessante riferimento al termine “maschera”, che in latino si dice “persona”: le maschere, quelle in terracotta usate nell’antichità, servivano agli attori per far arrivare la voce lontano, ed è proprio così che lavora uno scrittore, il quale usa la finzione narrativa per arrivare in profondità e far giungere lontana la propria voce. Bussola ha ricordato la storia di un padre incontrato in un’associazione che tratta disturbi alimentari, conosciuta grazie alla scrittura di questo libro: questo padre, durante il percorso, ha raccontato la storia della figlia con alle spalle 8 anni di anoressia, e ha detto che nell’ultimo periodo era ottimista perché la figlia stava meglio e avevano addirittura ritrovato l’abitudine di andare in montagna a camminare. Era così contento che, per la gioia del momento, ha guardato la figlia e le ha detto: “Vedi Sofia, hai finalmente imparato a essere felice”. La figlia invece gli ha risposto seccamente: “No, io ho imparato a essere infelice”.

Lo scrittore e gli studenti

Noi siamo infatti programmati per crescere attraverso il fallimento, ha evidenziato lo scrittore, facendo anche un simpatico riferimento al maestro Jedi Yoda, da lui scherzosamente definito “il più grande filosofo di tutti i tempi”, il quale, nell’episodio 8, mentre una capanna millenaria contenente grandi insegnamenti va a fuoco e Luke è in lacrime, si avvicina e gli dice: “Non ti disperare, il fallimento … il tuo più grande maestro è”. Lo scrittore ha continuato dicendo che una cosa che i genitori non riescono a sopportare è scoprire di essere responsabili del dolore dei figli. A volte alcuni genitori sbagliano e cedono alla tentazione di validare la propria educazione attraverso i voti dei figli, creando una relazione che non dovrebbe esistere tra merito e amore. È facile amare un figlio perfetto, ma bisogna amarlo anche quando cade e poi ti guarda in faccia e ti dice: “Io non sono te”.

I genitori a volte si vergognano e si sentono un fallimento

I genitori del libro, sostiene Bussola, gli piacciono molto poiché mettono in crisi l’assunto archetipico che i figli vengano al mondo per piacerci; infatti, in un certo senso, meno ti piace tuo figlio, più dovrebbe essere una buona notizia, perché vuol dire che ha sviluppato una sua autonomia: un figlio deve salpare. Essere genitore vuol dire amare una distanza. Ma anche i genitori a volte si vergognano e si sentono un fallimento, temono il giudizio degli altri genitori e cercano di porre rimedio tenendo tutto sotto controllo, attraverso registri elettronici, GPS e altro, togliendo al figlio il diritto essenziale di sbagliare, di dire le cose con i suoi tempi e imparare a crescere. Da dove è nato il titolo? A questa domanda lo scrittore ha risposto che il titolo è nato da un passaggio del libro dove si legge un confronto fra padri: Tano, padre bravo e sensibile, e Franco, padre vecchia scuola, che sembra abbia sbagliato tutto. Però, attraverso la rabbia di Franco, affiora il suo dolore. Il dolore della figlia viene paragonato alla neve in fondo al mare: infatti, così come la neve non dovrebbe trovarsi in fondo al mare, un dolore così grande non dovrebbe abitare una ragazza come Marika, che ha meno di 16 anni.

La scuola ringrazia

Che messaggio vuole lasciare? Desidererebbe che questo romanzo servisse ai ragazzi a vedere i genitori come esseri umani, ma gli piace anche pensare che il romanzo possa essere usato dagli adulti per capire la generazione da lui definita “la più giudicata nella storia dell’umanità”, anche quando si impegna e combatte le sue battaglie: viene fatto l’esempio dei ragazzi che scendono in piazza per l’ambiente e sono spesso criticati dagli adulti che, sarcasticamente, li soprannominano “gretini”. Insomma, sembra che il problema sia proprio essere giovani! Scrivendo questo libro, Bussola ha scoperto parti di sé che non conosceva, soprattutto come padre: attraverso la lettura e la scrittura, possiamo conoscere noi stessi e cambiare il mondo. La scuola ringrazia Matteo Bussola per questa incredibile opportunità, ma le attività non si fermano qui, continueranno infatti insieme alla casa editrice Einaudi!

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