Il 24 giugno è la Festa di San Giovanni Battista, un giorno carico di simbologie e tradizioni In questo giorno vengono compiuti molti riti contadini e si accendono i tradizionali falò

Falò San GiovanniFonte foto Wikipedia

Il 24 giugno è la Festa di San Giovanni Battista, un giorno carico di simbologie e tradizioni. Il 24 giugno in Italia ed in molte parti d’Europa si celebra la Festa di San Giovanni Battista. Si tratta dell’unico santo per il quale la Chiesa cattolica celebra sia la nascita, il 24 giugno che la morte, il 29 agosto, onore riservato solo alla Beata Vergine Maria ed a Gesù Cristo. Questa festa ha origini pagane ed i suoi rituali sono stati narrati da celebri scrittori. Tra questi Cesare Pavese nel romanzo “La luna e i falò”. La notte di San Giovanni è infatti la notte dei fuochi.  Ai tradizionali falò che rompono le tenebre nelle località di montagna ed in campagna, si accompagnano i magnifici spettacoli pirotecnici in molte città. Tra le quali Torino, capoluogo di cui Giovanni Battista è il Santo Patrono.

LE ORIGINI DELLA CELEBRAZIONE

Questa festa cade pochi giorni dopo il 21 giugno, il giorno più lungo dell’anno. Da questo momento in poi le giornate cominciano ad accorciarsi e la luce inizia a cedere il posto alle tenebre. Nell’antichità il 24 giugno si festeggiava la Dea Fortuna. Si accendevano grandi falò con l’obiettivo di propiziare i raccolti estivi e rafforzare il sole, che lentamente diventava sempre più debole. Il fuoco aveva una funzione purificatrice nelle persone che lo guardavano. Serviva anche per cacciare le streghe, che si credeva si radunassero nella notte per danzare sotto i noci. Il Cristianesimo integrò all’interno della propria liturgia le feste pagane dedicate al solstizio estivo e così la tradizione dei falò è giunta fino ai giorni nostri.

UNA NOTTE PARTICOLARE

Giovanni è il santo che battezzava e secondo un’antica tradizione, nella sua notte l’acqua si sposerebbe con il fuoco e la luna con il sole. In questo giorno infatti il sole entra nella costellazione del cancro che è dominata dalla luna. L’acqua ed il fuoco sono infatti i protagonisti nelle celebrazioni che si tengono in tutta Europa.

IL LEGAME DI SAN GIOVANNI CON TORINO

Il legame tra il capoluogo sabaudo e San Giovanni Battista è molto antico. Agilulfo, Re dei Longobardi dal 591 al 616, fece erigere una chiesa in suo onore. Risalgono invece al medioevo le diverse celebrazioni che coinvolgevano anche gli abitanti delle zone limitrofe. Il 24 giugno venivano organizzate la processione e l’ostensione delle reliquie del santo, provenienti dalla chiesa di St. Jean de Maurienne. Non mancavano momenti conviviali come danze e canti e la corsa dei buoi nelle strade del Borgo Dora. Tradizione della vigilia era invece il falò serale in Piazza Castello. A dare fuoco alla grande catasta piramidale di legna era il figlio più giovane del sovrano. Le persone cantavano e danzavano in cerchio intorno al fuoco.  A guidare i festeggiamenti era Re Tamburlando, una figura che oggi può essere paragonata a quella di Gianduja. San Giovanni è anche il patrono della città di Avigliana, che nel medioevo fu sede della Corte Sabauda.

LE ANTICHE USANZE CONTADINE

In Calabria nella notte tra il 23 e il 24 giugno le donne raccoglievano piante officinali per conservarle e utilizzarle durante l’anno. La scelta ricadeva su lavanda, iperico, detto anche “erba di San Giovanni”, melissa, artemisia e rosmarino. Si creavano dei mazzetti da appendere dietro la porta della casa per allontanare il malocchio. Regalare mazzi d’erba e fiori in questo giorno era un segno di buon augurio e voleva essere un gesto di pace e fratellanza.
In Piemonte per tradizione si bruciavano le vecchie erbe nei falò, si comprava l’aglio per avere un anno fortunato e si raccoglieva un ramo di felce a mezzanotte del 23 giugno. Conservato in casa per un anno, sarebbe servito per aumentare i soldi.
Il 24 giugno venivano incrociate le reste d’aglio, da consumare l’inverno successivo, per tenere lontani gli spiriti maligni e si mangiavano le lumache fritte o in umido, purché raccolte nella notte precedente. Esse portavano fortuna e felicità coniugale. In questo giorno si raccoglievano le noci per fare il nocino, liquore che farebbe riacquistare forza nei momenti di necessità grazie all’intercessione del santo.

UN’ANTICA USANZA NELLE LANGHE

Nelle Langhe, oltre alla tradizione dei falò che illuminavano la notte, c’era quella di raccogliere la rugiada prima dell’alba del 24 giugno. Essa nella tradizione cristiana rappresenta le lacrime di Salomè, figlia di Erode, la principessa che volle la testa del santo su un piatto d’argento. Pentita per la morte del Battista, la coprì di baci e lacrime, ma dalla bocca del morto uscì un vento fortissimo che spinse le lacrime in aria, dove restarono a vagare per l’eternità. La tradizione vuole che la rugiada di San Giovanni abbia la capacità di avverare i desideri. Nelle Langhe essa veniva raccolta in piccoli recipienti inseriti in una buca, con al centro un telo impermeabile, oppure con un panno disteso sull’erba. Veniva poi conservata a protezione dalle malattie e delle tempeste.

LE ANTICHE CREDENZE

Secondo un’antica leggenda il 24 giugno la sfera solare è più luminosa del solito e si può vedere un cerchio di fuoco che gira. Chi, tra le ragazze da marito, riuscirà a vedervi la testa di San Giovanni decapitato, si sposerà entro l’anno. Dalla tradizione contadina proviene il rito delle tre fave sbucciate. Esse venivano poste dalle ragazze nubili sotto il cuscino la notte del 23 giugno. Il mattino seguente ne veniva scelta una a caso: la buccia intera indicava il matrimonio con un uomo ricco, nel caso di una fava sbucciata a metà una posizione sociale intermedia. Se la preferenza ricadeva su quella senza buccia, meglio cambiare fidanzato o comunque stare attente alla scelta. Per tradizione, la notte del 23 giugno è vietato catturare le lucciole perché incarnerebbero le anime vaganti del purgatorio. Chi nasce in questa notte avrebbe poteri speciali e sarebbe protetto dal malocchio e dalle potenze malefiche.

L’ERBA DI SAN GIOVANNI

Il fiore protagonista di questa giornata è l’iperico, chiamato anche “erba di San Giovanni” perché sboccia in questo periodo. Sotto forma di estratti vari si utilizza nelle depressioni lievi e moderate, in quanto ha proprietà sedative ed analgesiche.  Si utilizza anche come antiinfiammatorio nei casi di artrite, sciatica, fibromialgie e dolori reumatici. L’olio di iperico è un ottimo antiinfiammatorio, antisettico e vulnerario per ferite, abrasioni, ulcere e scottature. Può essere utilizzato per ridurre il dolore di origine nervosa, come la sciatica, e di origine muscolare.

L’ACQUA DI SAN GIOVANNI

Questo liquido, dalle virtù curative e protettrici, si prepara nella notte del 23 giugno. Si raccolgono iperico, lavanda, artemisia, rosmarino, salvia, malva e menta e camomilla. Queste erbe vanno messe in acqua e si lasciano all’esterno per tutta la notte. La mattina del 24 giugno, l’acqua di San Giovanni si utilizza per lavare mani e viso. Questo rituale porterebbe amore, fortuna e salute. Il liquido sarebbe inoltre utile per far ricrescere i capelli, favorire la fecondità, curare la pelle ed allontanare le malattie.

LE CELEBRAZIONI IN ITALIA

Anche quest’anno, a causa del Covid, molte celebrazioni saranno annullate o comunque ridotte. In Valle d’Aosta, a Gressoney-Saint-Jean e nella Val di Cogne, vengono organizzate grandi processioni e fiaccolate. San Giovanni è il patrono di Genova, Firenze e Torino. Nel capoluogo ligure, la sera precedente viene organizzata una grande fiera e per le vie del centro si tengono esibizioni di musicisti ed artisti di strada. A mezzanotte in Piazza Matteotti viene acceso il grande falò. Il 24 si tiene la solenne e spettacolare processione delle antiche Confraternite con i loro grandiosi e artistici Cristi. Parte dalla Cattedrale di San Lorenzo e giunge al Porto Antico, dove il Cardinale Arcivescovo impartisce la benedizione del mare e della Città. A Firenze e Torino vengono organizzati concerti e grandiosi spettacoli pirotecnici. Nel capoluogo sabaudo la sera del 23 giugno in Piazza Palazzo di Città verrà acceso il tradizionale falò. Il giorno seguente verrà celebrata la Messa in Duomo, molti musei saranno aperti gratuitamente, si terranno concerti e nel Parco del Castello del Valentino sfileranno le carrozze storiche. A Marsala, Giovanni Battista è compatrono della città. Nei pressi della chiesa a lui dedicata viene organizzata una grande festa che prevede una novena, una processione, fuochi d’artificio allo scoccare della mezzanotte, passeggiate costiere e l’apertura straordinaria della chiesa e della grotta della Sibilla. A Castelbuono, in provincia di Palermo, ogni anno vengono posizionate per le vie e le piazze del paese dei grandi contenitori in rame, le “quarare”, dove vengono preparate fave e patate bollite che vengono serviti con il vino rosso.

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