VALSUSA – L’azione della Global Sumud Flottilla, ripresa dopo l’attacco subito in acque internazionali, è pienamente conforme al diritto internazionale. Le associazioni ASGI, Giuristi Democratici e Comma 2–Lavoro è Dignità ribadiscono che la navigazione verso Gaza non viola alcuna norma. Al contrario, l’attacco armato subito, il blocco navale israeliano e l’annessione de facto delle acque antistanti Gaza costituiscono chiare violazioni del diritto internazionale. Le acque prospicienti Gaza non sono territoriali israeliane, bensì palestinesi, come impone il principio di non riconoscimento di annessioni territoriali illecite. La Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) ha ribadito l’illiceità dell’occupazione israeliana, imponendo a tutti gli Stati, inclusa l’Italia, l’obbligo di non riconoscere la sovranità israeliana sui territori occupati. Qualsiasi affermazione contraria di esponenti del Governo italiano viola questo obbligo. Il diritto internazionale umanitario, inoltre, impone di garantire l’approvvigionamento di viveri alla popolazione civile di territori occupati, rendendo il blocco navale inaccettabile e illecito, specialmente se strumento di una campagna genocidaria, come indicato dalle ordinanze dell’ICJ che impongono a Israele di assicurare l’arrivo di beni di prima necessità.
Doveri dell’Italia: proteggere le navi battenti bandiera nazionale
La Flottilla, intenzionata a forzare il blocco navale per portare aiuti umanitari essenziali in una situazione di carestia, agisce in modo perfettamente lecito, mentre ogni attacco alle sue imbarcazioni rappresenta un illecito uso della forza. Le associazioni sottolineano l’illiceità di qualsiasi attacco alle navi della Flottilla. In questo contesto, le navi militari italiane hanno il dovere e la piena legittimità internazionale di intraprendere azioni in protezione a salvaguardia delle imbarcazioni e degli equipaggi battenti bandiera italiana. L’uso della forza, come l’abbattimento di droni attaccanti, sarebbe internazionalmente lecito in quanto necessario a proteggere la vita umana. L’obbligo di protezione deriva dai trattati sui diritti umani ratificati dall’Italia, che impongono allo Stato di agire con dovuta diligenza per proteggere la vita delle persone sottoposte alla sua giurisdizione, inclusi tutti coloro a bordo di navi italiane in acque internazionali. Un’eventuale negligenza o l’astensione dall’obbligo di protezione esporrebbe lo Stato italiano a responsabilità per la violazione di tali convenzioni internazionali, specialmente di fronte all’evidente estremo pericolo di un attacco in mare.
































