Fiumi e torrenti della Valsusa in secca, manca l’acqua dopo l’estate

VILLAR DORA – L’avete notato? I colori verde intenso dell’estate stanno scivolando inesorabilmente nel rossiccio, nel giallo, nell’ocra quasi fossimo giĆ  a novembre. Ma non ĆØ autunno precoce questo. E’ piuttosto la conseguenza di questa estate micidiale, piegata dalle zampate incandescenti di un solleone sempre più aggressivo che sta asciugando tutto, rendendo il tutto una massa arida, polverosa. Rii, torrenti, bealere, sono per lo più ridotti a fiumare pietrose e la stessa vigorosa Dora Riparia boccheggia sempre più stanca ed esausta. E’ che la Val di Susa – come tutto il Nord Ovest – ha sete. Manca l’acqua e i lunghi periodi di siccitĆ  stanno diventando un problema. Forse non tutti ne hanno coscienza. Apri il rubinetto ed ancora l’acqua c’è. Ma se domani rimanesse asciutto, che accadrebbe? Forse dovremmo farci questa domanda.

I PROBLEMI CLIMATICI

I segnali che Gaia – la Madre Terra – ci sta mandando sono davvero inquietanti ed i cambiamenti climatici innescati da quest’era dell’Antropocene potrebbero sconvolgere a breve l’agiatezza delle nostre vite, cogliendoci impreparati. E’ che forse abbiamo davvero toccato i limiti dello sviluppo, di un certo tipo di sviluppo. Come preconizzarono – inascoltati ed osteggiati – giĆ  nei lontani anni Sessanta quelli del Club di Roma che furono i primi ad aver il coraggio di ā€œcantare fuori dal coro.ā€ Aurelio Peccei – una delle menti più fervide del Novecento italiano – che del Club di Roma fu la longa manus si spinse ancora più in lĆ  con un libro intitolato ā€œCampanello d’allarme per il XXI secoloā€. Un testo la cui capacitĆ  visionaria fa davvero venire la pelle d’oca.

MANCA L’ACQUA

Ma torniamo al nostro problema. L’acqua: che fare? Bisognerebbe immediatamente pensarci, prendere coscienza che l’oro blu ĆØ la vita della terra. Anche della nostra terra. Bisognerebbe pensare ad accumularla quando c’è ne troppa, per poterla utilizzare quando c’è nĆ© poca. PerchĆØ non pensare di realizzare dei serbatoi interrati lungo i rii ed i torrenti che facciano incetta dell’oro blu? E’ troppo difficile immaginare qualcosa del genere? E’ ingegneristicamente irrealizzabile qualcosa del genere? O ĆØ ā€˜politicamente’ improponibile? Non lo so. Ma guardare questi boschi avvizziti, questi prati bruciati, questi campi con le zolle seccate dall’arsura fa una gran pena che sconfina quasi in un presagio. Quella di un orizzonte polveroso che assomiglia ad un deserto.

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