ECONOMIA – Mercati, a cura di Fabrizio Quirighetti di DECALIA. Nonostante il continuo clima di tensione generato dal conflitto con l’Iran e la ipotetica riapertura dello Stretto di Hormuz dopo due mesi di scontri (l’Iran ha presentato una nuova proposta agli Stati Uniti per riaprire lo stretto e porre fine alla guerra, senza però mettere sul tavolo delle trattative le proprie capacità nucleari), è probabile che i mercati saranno meno sensibili alle distrazioni geopolitiche in futuro, a meno di un’inattesa e grave escalation o di un accordo di pace di ampia portata. In effetti, l’agenda di questa settimana sarà così fitta e ricca di eventi da distogliere l’attenzione degli investitori da questioni macro e microeconomiche più fondamentali, viste le riunioni delle cinque principali banche centrali e i risultati delle società, tra cui la Fed, la BCE e la BoE, nonché la BoJ; le stime del PIL del primo trimestre per Stati Uniti ed Europa, insieme alla pubblicazione di alcuni indici di inflazione; e un calendario molto intenso per gli utili societari, con il 44% della capitalizzazione di mercato dello S&P 500 che pubblicherà i propri risultati la prossima settimana (Alphabet, Microsoft, Amazon, Meta e Apple hanno in programma di pubblicare i risultati).
Le politiche monetarie
Per quanto riguarda le politiche monetarie, il consenso non prevede variazioni (tassi di interesse invariati da parte di BoJ, BoC, Fed, BCE e BoE rispettivamente allo 0,75%, 2,25%, 3,5%-3,75%, 2,0% e 3,75%), ma le dichiarazioni, le conferenze stampa e le sessioni di domande e risposte che seguiranno le decisioni saranno attentamente esaminate per ottenere indicazioni sull’andamento dei tassi nei prossimi mesi. Vale anche la pena ricordare che probabilmente sarà l’ultima apparizione di Jerome Powell in qualità di presidente della Fed, poiché il senatore Thom Tillis ha finalmente accettato di revocare il suo blocco alla nomina di Kevin Warsh alla presidenza della Fed, a seguito della decisione del Dipartimento di Giustizia, presa alla fine della scorsa settimana, di archiviare l’indagine sulla riorganizzazione della Fed (o di riaprirla eventualmente in una fase successiva).
I dati economici
Passando ai dati economici, le principali pubblicazioni statunitensi includeranno la prima stima del PIL del primo trimestre, insieme al deflatore PCE di marzo. Il consenso prevede una crescita del PIL reale a un ritmo annualizzato del +2,1% (+0,5% nel quarto trimestre 2025) e stima un aumento dello 0,3% su base mensile del PCE core (+0,4% a febbraio), che dovrebbe spingere l’incremento su base annua al 3,2% dal 3,0%. Saranno pubblicati anche l’indice di fiducia dei consumatori del Conference Board e venerdì l’indice ISM manifatturiero di aprile (il nostro modello prevede un ulteriore aumento a 57,1, ben al di sopra del consenso, che prevede un incremento più modesto a 53,0 da 52,7). In Europa, l’attenzione sarà rivolta ai dati preliminari sulla crescita del PIL reale del primo trimestre nelle principali economie, nonché all’indice dei prezzi al consumo (CPI) preliminare di aprile, con Germania e Spagna tra i paesi che pubblicheranno i dati per primi. Per concludere con gli utili societari, il 44% delle società dell’indice S&P 500 per capitalizzazione di mercato è chiamato a presentare i propri risultati la prossima settimana, metà delle quali mercoledì (Alphabet, Microsoft, Amazon e Meta) e Apple a seguire giovedì. Saranno inoltre attesi i risultati di diverse altre importanti aziende tecnologiche, ma anche di colossi petroliferi come Exxon, Chevron, BP e Total, e di molti altri leader di settore (Coca, Novartis, Visa, Starbucks, Lilly, CAT, BBVA, Linde).
































