ROMA – Diario da Roma: il presidente del Consiglio si conferma di un’abilità luciferina nel denigrare o minimizzare il lavoro fatto da chi lo ha preceduto, con ben altri risultati, a palazzo Chigi. Liquidare con sufficienza il test del Mose grazie al quale ieri, per la prima volta, l’acqua alta non ha sommerso piazza San Marco, non gli fa onore. Dice Conte che in un Paese normale “non farebbe neppure notizia”. Bene, chieda ai suoi alleati grillini perché fa tanto notizia la contestazione aggressiva contro la TAV, un’opera che “in un Paese normale” quale è la Francia viene realizzata senza troppi intoppi.
IL CATTIVO TEMPO
Il governo non perda tempo e proclami subito lo stato di calamità per il Piemonte. Le notizie drammatiche che arrivano dal cuneese e dal vercellese parlano di frane importanti e di fiumi che esondano in prossimità di centri abitati con il bilancio che si aggrava di ora in ora. Le piogge torrenziali, imprevedibili per dimensione e violenza, cadono su un territorio a lungo abbandonato, con una manutenzione scarsa quando non assente. Riconoscere lo stato di calamità è importante per fronteggiare l’emergenza, ma è evidente che il problema, non solo del Piemonte, riguarda il dopo-emergenza. Mi chiedo se fra un’apparizione televisiva e una gita di promozione politica, il presidente del Consiglio abbia trovato tempo per scrivere un programma per l’ambiente per accedere ai soldi del Recovery Fund. Perché soltanto con i soldi dell’Europa abbiamo oggi la possibilità concreta di uscire da quella speciale classifica di miglior Paese nelle emergenze.
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