Come andrà la Borsa oggi? Bello sì, ma caro di Centro Studi OOPS Tech

Borsa Oops Tech termometro

OOPS 1

MILANO – Come andrà la Borsa di oggi?

BORSA OGGI

BORSA ITALIANA (Milano)

BORSA AMERICA NORD (NYSE)

BORSA SVIZZERA (SIXì)

LA BORSA SETTIMANALE A CURA DEL CENTRO STUDI OOPS TECH

Per la giornata odierna, Giovedì 3 Novembre 2022, ci aspettiamo una possibilità maggiore di apertura negativa. I Mercati nella sessione europea potrebbero muoversi in un trading range molto volatile, con strappi e ripartenze, prestare molta attenzione. Il trend potrebbe avere una delineazione negativo. Cosa si intende per:

  • Lateralità: quando il mercato si muove in territorio positivo e negativo senza una chiara direzione, ovvero quando domanda ed offerta si equiparano.
  • Lateral negativa: il movimento sarà orientato maggiormente in territorio negativo, ovvero avranno prevalenza i venditori.
  • Lateral positiva: il movimento sarà orientato maggiormente in territorio positivo, ovvero avranno prevalenza i compratori.
  • Positiva: il trend fino dall’apertura dei mercati è evidentemente a favore dei compratori.
  • Negativa: il trend fino dall’apertura dei mercati è evidentemente a favore dei venditori.

BELLO SÌ, MA CARO

In Europa, al momento, la maglia nera per il conto più salato riguardante le bollette per l’elettricità, spetta all’ Italia. Conti salati per le imprese anche se al momento l’escalation di aumenti tanto paventata non si è ancora materializzata, anzi, in questi giorni stiamo assistendo ad un’inversione di tendenza del prezzo del gas e della corrente. Infatti, il prezzo del gas TTF, quello che ha guidato i rialzi, ha segnato a ottobre una pesante flessione portandosi a circa 100 euro a MWh, dopo aver superato anche i 300 euro a MWh a fine agosto. Ancora più intenso il ridimensionamento dei prezzi dell’elettricità, che dipendono direttamente da quelli del gas, scesi sotto 150 euro a MWh, dopo i picchi di oltre 700 euro a MWh di fine agosto.

IN ITALIA

In Italia le spesa per l’elettrica è più alta del 27% rispetto alla Spagna e del 70% rispetto alla Francia. L’Italia è da sempre il paese più caro per quanto riguarda l’energia, ma la crisi ed i relativi aumenti, hanno notevolmente aumentato il divario con gli altri paesi. Questa tendenza fa capire come molte imprese, oltre al costo del personale, debbano fare i conti anche con un costo molto più alto rispetto ad altri Paesi per la componente energia e se sommiamo la tassazione è facile capire perché l’Italia non sia un paese molto attrattivo.

ESEMPI

Facciamo alcuni esempi comparativi; a parità di consumi e di potenza impegnata, in Italia si ha una bolletta elettrica notevolmente più elevata: alberghi (188mila euro la spesa media in elettricità nel 2022), bar (15mila), ristoranti (26mila) e negozi alimentari (55mila) hanno una spesa elettrica mediamente superiore del 27% rispetto alle imprese spagnole e addirittura di quasi il 70% rispetto a quelle francesi. Meno severo il divario relativo ai negozi non alimentari (13 mila) che pagano, rispettivamente, l’11% e il 16% in più.

IL CARO ENERGIA

La cosa incredibile è che il nostro paese è il primo in Europa per risorse stanziate contro il caro energia, quasi 60 miliardi di euro. Il dato è tanto più significativo se si considera che tali risorse sono quasi il doppio di quanto stanziato dalla Spagna. L’Italia, in sostanza, ha speso più sia della Francia sia della Spagna pur continuando a registrare costi delle bollette elettriche decisamente più elevati rispetto ai due Paesi benchmark. Sicuramente paghiamo il gravissimo errore di non aver diversificato maggiormente le nostre fonti di energia e i nostri fornitori negli ultimi decenni. Sarebbe servita una maggiore prontezza decisionale in materia energetica, al fine di evitare che il nostro Paese, fosse completamente o quasi dipendente da altri. La speranza è che si inneschi un reale movimento di rinnovamento e ricerca di soluzioni alternative che ci consentano di diventare, col tempo, sempre più indipendenti. Inutile protestare per la realizzazione di nuove infrastrutture quando i Paesi a noi vicini implementano le loro strutture a due passi da noi. Forse dovremmo ragionare di più.

Il rischio concreto è che da qui al primo semestre del 2023 potremmo assistere alla chiusura di circa 120.000 imprese con una ricaduta sull’occupazione nell’ordine di 370.000 unità, 370.000 famiglie senza un reddito o proprio senza reddito. E la situazione, se non si trova urgentemente una soluzione soprattutto a livello europeo, potrebbe anche peggiorare nonostante ci sia una riduzione dei costi del gas. Il Bel Paese rischia di non essere poi così bello (Centro Studi OOPS Tech).

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