Bussoleno: i No Tav sotto casa di Nicoletta Dosio “È un grave accanimento”

BUSSOLENO – Bussoleno: i No Tav sotto casa di Nicoletta Dosio “È un grave accanimento”.

I NO TAV SOTTO CASA DI NICOLETTA DOSIO A BUSSOLENO

Nella giornata di lunedì 3 giugno il Movimento No Tav con un presidio ha deciso di fare sentire la propria vicinanza a Nicoletta Dosio. Con un provvedimento in seguito alla condanna definitiva per evasione di un anno e nove mesi, Nicoletta Dosio, storica attivista del Movimento No Tav, da sabato scorso è nuovamente agli arresti domiciliari. Durante il 2016, dapprima costretta alla misura cautelare dell’obbligo di dimora per i fatti legati all’iniziativa del Movimento No Tav del 28 giugno 2015 nel paese di Chiomonte, in seguito Nicoletta ha visto l’aggravarsi di quest’ultima in detenzione domiciliare. Ritenendo la misura ingiusta aveva, pertanto, deciso di violarla ripetutamente e pubblicamente. Sui siti di riferimento i No Tav riportano: Un atto di protesta dimostrativo che aveva assunto toni faceti con le sagome ad altezza naturale di Nicoletta che apparivano in giro per le piazze d’Italia dando seguito alla campagna “Io sto con chi resiste”.

UN PRESIDIO

L’iniziativa di Nicoletta Dosio aveva portato il giudice di allora ad accantonare la linea della magistratura ritenendo come “innocuo” il comportamento di quest’ultima “perché messo in atto non per sottrarsi alla giustizia, ma per “sfidarla” parlando di “non tipicità delle descritte condotte della Dosio”. Il giudice aveva dunque deciso allora oltretutto per la revoca degli arresti domiciliari. In sostanza non si trattava di evasione, ma di una forma di protesta”. Gli attivisti del Movimento No Tav come Nicoletta sono sottoposti da anni all’uso di misure cautelari spropositate rispetto ai reati che vengono contestati, con processi che molto spesso si concludono con pene che risultano addirittura inferiori al tempo passato sotto le stesse misure oppure in complete assoluzioni. I No Tav denunciano infatti che “la posizione di Nicoletta nel processo rispetto ai fatti di quel 28 giugno 2015, ormai già passato dalla Cassazione, fu ritenuta lievissima. Una posizione che non avrebbe mai giustificato quel tipo di misure e che a posteriori dimostra ancora una volta come la protesta di Nicoletta fosse pienamente legittima”.

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