CESANA TORINESE – Il recente monitoraggio ittico condotto presso il Lago Nero, nella ZSC Cima Fournier gestita dalle Aree Protette delle Alpi Cozie, ha riacceso i riflettori sulla fragilità degli ecosistemi alpini. L’azione, parte del progetto Interreg Alcotra Aclimo, punta a studiare i bacini d’alta quota come sensori dei cambiamenti climatici e globali. L’attività sul campo è coordinata dagli esperti della struttura Bioaqua dell’istituto istituzionale IZSPLV, con la regolare autorizzazione scientifica degli enti locali.
Le analisi al Lago Nero di Cesana Torinese
Le operazioni hanno previsto il prelievo di campioni biologici per valutare lo stato di salute della fauna. I laghi d’alta quota subiscono infatti l’azione dei venti che trasportano contaminanti invisibili dalle aree urbane e industriali. Tali sostanze si depositano nelle acque, subendo un processo di bioaccumulo nei tessuti dei pesci. Le analisi permettono di rintracciare metalli pesanti e microplastiche, misurando l’impatto antropico su questa preziosa riserva idrica.
Impatto della pesca e rischi sanitari
I dati sollevano un’allerta sulla biodiversità, minacciata dall’introduzione di salmonidi alloctoni di grandi dimensioni per scopi legati alla pesca sportiva. Questi specchi d’acqua sono originariamente privi di pesci; l’immissione di predatori altera l’habitat nativo, danneggiando gli anfibi e gli organismi locali. I controlli periodici sull’ittiofauna del territorio, monitorati anche tramite la piattaforma della Città Metropolitana di Torino, restano l’unico strumento efficace per prevenire patologie e zoonosi.































