Alla scoperta degli antichi mestieri a Mocchie di Condove Domenica 29 a Mocchie

CONDOVE – La Fiera degli antichi mestieri organizzata dall’Associazione “Mocchie e dintorni” si svolgerà domenica 29 maggio.  La frazione di Mocchie sarà il luogo in cui ci saranno dimostrazioni per tutta la giornata con esperti nei lavori artigianali e manuali. In particolare al mattino si potranno ammirare la ferratura del cavallo e la panificazione nel forno a legna. Nel pomeriggio ci sarà la tosatura della pecora, la mungitura e la preparazione del formaggio. La novità di quest’anno e il “Coltellaio” che crea coltelli d’arte. L’artigiano con corna d’animali realizza i manici, con la forgia batte le lame e poi compone i coltelli. Ci saranno poi l’arrotino che con abilità saprà far tornare nuove le lame e tanti altri mestieri d’antan. Si potrà arrivare in frazione in auto o con la navetta gratuita che partirà dalla piazza di Condove dalle ore 9 alle 19. A Mocchie si potrà gustare il pranzo con arrosticini e patate fritte o recarsi nei ristoranti vicini. Inoltre sarà allestito un parco giochi per i piccoli e per tutto il giorno ci sarà la musica dal vivo. Una festa nel solco della tradizione montana, un’occasione per passare una domenica in un luogo meraviglioso sulle montagne valsusine scoprendo, anzi, riscoprendo antichi lavori.

ANTICHI MESTIERI

Il carbonaio è il mestiere di trasformare la legna in carbone vegetale, molto diffuso in Italia fino alla metà del secolo scorso, nelle località di montagna e di collina dove c’era abbondanza di legna, che costituisce la materia prima.

Oggi questo antico mestiere è ancora praticato nei boschi della Calabria con qualche beneficio introdotto dal progresso. Le quantità prodotte da ogni carbonaio sono aumentate ed una carbonaia può arrivare a contenere anche 700 quintali di legna. Ogni zona d’Italia ha ovviamente sviluppato termini tecnici differenti a seconda del dialetto parlato. L’arte consiste nel tagliare legna nei boschi, trasportarla in spiazzi piani e aperti (chiamati ial) accatastarla in carbonaie (o poiàt, in dialetto bellunese) ed innescare il processo di combustione lenta che porta alla carbonizzazione ossia alla trasformazione della legna che è un composto organico in carbone.

In passato il carbone vegetale veniva utilizzato come bene succedaneo del carbone fossile e per alcuni usi speciali dovuti all’alto potere di adsorbimento. Ora il carbone vegetale, noto anche come carbonella, è richiesto per alimentare i barbecue e i forni a legna delle pizzerie. Il carbone vegetale ha forti proprietà adsorbenti, ma questo tipo di carbone vegetale viene prodotto con un processo di distillazione secca o carbonizzazione artificiale. I carbonai, per esercitare il loro mestiere, dovevano abbandonare il paese dall’inizio della primavera fino ad autunno inoltrato per trasferirsi con la famiglia in montagna dove c’era la legna da tagliare e dove bisognava sorvegliare giorno e notte la carbonaia per 5 o 6 giorni, per ottenere da 30 a 40 quintali di legna circa 6 forse fino a 8 quintali di carbone. Le donne, oltre a partecipare alla produzione, badavano ad ogni altra cosa di necessità della famiglia, compreso l’onere di allevare ed educare i figli e quando capitava portare a termine le gravidanze.

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