Giaveno ricorda i partigiani nella sue frazioni di montagna alla Provonda Domenica 26 novembre in frazione Provonda

Tedeschi in pattugliaTedeschi in pattuglia

GIAVENO – Giaveno ricorda i partigiani nella sue frazioni di montagna alla Provonda. Domenica 26 novembre a Borgata Provonda si terrà la commemorazione in ricordo del rastrellamento avvenuto nei giorni 27, 28 e 29 novembre del 1944 nella Valle del Romarolo da parte delle forze naziste. Il fatto accaduto nella valle giavenese. La sera del 26 novembre un reparto tedesco, armato di mortai e di mitragliatrici pesanti, risale la collina della Verna di Cumiana, sullo spartiacque Chisola-Sangone.  La borgata è la base della 6a Brigata Catania; una formazione della divisione autonoma di Maggiorino Marcellin scesa verso la pianura in estate, dopo la fine della zona libera della Val Chisone.

ARRIVANO I TEDESCHI

Sfruttando il buio, i tedeschi riescono a circondare la Verna da tre lati senza essere individuati dalla pattuglia di guardia. Quando gli uomini si accorgono dell’attacco sono ormai accerchiati e devono lanciarsi allo scoperto contro nemici ben appostati dietro i ripari.  Cadono Bert, il cuoco della banda, Ferlito, Faroni, Foglia, Trizza. Poi è la volta di Gino, di Bonino e di Carosso.  Gli scontri proseguono nei boschi, dove gli uomini cercano scampo.  Alcuni gruppi sono costretti a rallentare perché devono trasportare dei feriti. L’inseguimento dura sino a notte fonda, tra la Verna, Cumiana e i Dalmassi.  Quando si conclude il bilancio è di quattordici uomini armati e cinque civili uccisi e di dieci prigionieri. La Verna viene incendiata, senza dar tempo ai contadini di mettere in salvo le proprie masserizie.  All’alba vengono date alle fiamme anche le frazioni di Fiola e dei Morelli, nella bassa Val Chisola. All’alba del 27 novembre l’offensiva si sposta in Val Sangone. La tecnica dell’offensiva concentrica dalla Valsusa e dalla Valchisone è la stessa di maggio.

Martedì 28 novembre il blocco continua.  Nessuno può scendere oltre Trana e uscire dal cerchio, nemmeno le donne. Al mattino di mercoledì 29 novembre si ha notizia che il rastrellamento si svolge su per la montagna con i tedeschi che incendiano le borgate e uccidono. A mezzogiorno i tedeschi arrivano in paese e con l’altoparlante si annuncia il coprifuoco che comincia alle ore 14; chi sarà trovato fuori dalle case sarà passato per le armi.  Incominciano le perquisizioni con i soldati tedeschi sfondano le porte che non si aprono ai loro colpi. L’ordine dei comandi è di lasciar filtrare le pattuglie tedesche che battono la montagna, senza impegnarsi in combattimento.

A FORNO

I nascondigli predisposti avrebbero dovuto garantire l’occultamento. La tattica riesce nella zona di Forno, dove Giuseppe Falzone ha diviso la brigata in piccoli nuclei, con rifugi sotterranei ben occultati dall’esterno.  Le pattuglie nemiche setacciano l’alta valle, dal Forno all’Alpe del Sellerì, senza trovare tracce di partigiani.  Nella zona di Provonda–Prese della Franza, la prima ad essere investita dall’attacco e dove le forze tedesche si concentrano più numerose, i risultati sono diversi.  Il sistema di sorveglianza disposto tra i colli del Bes e dell’Asino non riesce a dare l’allarme in tempo e le bande Frico e Campana vengono sorprese dai rastrellatori senza avere il tempo di raggiungere i rifugi.  Intuendo il piano tedesco di accerchiare le formazioni nella conca di Giaveno, Federico Tallarico e Guido Usseglio ordinano di ritirarsi verso la Val Chisola e disperdersi in pianura: per raggiungere la zona di Cumiana bisogna però superare le pattuglie tedesche.  Si combatte al Fusero, alla Merlera, alla Tora, a Budini, alle Prese della Franza.

Giaveno Partigiani Valsangone

(foto ANPI Giaveno)

LA DIVISIONE CAMPANA

La ritirata delle bande Frico e Campana dura due giorni: una decina di uomini cadono sul campo, altri sono catturati.  Mentre il grosso raggiunge la pianura e cerca rifugio nei cascinali, i tedeschi scoprono i magazzini e requisiscono le scorte. Mentre gli uomini armati cercano di sfuggire ai pattugliamenti nazifascisti, la popolazione civile si trova di fronte ad un’offensiva che non fa distinzione tra uomini delle bande e valligiani. In questi giorni vengono uccisi la maggior parte dei cinquanta civili di Giaveno caduti durante la Guerra Civile. E’ lunga la conta delle vittime: 15 a Provonda, 6 a Mollar dei Franchi, 16 tra Ruata Sangone e Monterossino.  E negli stessi giorni vengono incendiate intere frazioni dell’alta valle: Fusero, Ciamussera, Prese Loiri, Dindalera, Praverdino, Polatera.   Il Comando tedesco decide l’esecuzione dei catturati: 17 uomini, alcuni dei quali prelevati dalle carceri di Torino, vengono fucilati sulla piazza di Giaveno il 30 novembre e lasciati esposti sino al mattino successivo. Così Giaveno ricorda i partigiani nella sue frazioni di montagna alla Provonda.