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giovedì, 5 Marzo 2026

Addio al Fisico Antonino Zichichi, la scienza con energia contagiosa

CULTURA – “Questa è scienza, non fantascienza”. La frase – resa celebre dalla popolare imitazione di Maurizio Crozza – è diventata negli anni una sorta di marchio non ufficiale di Antonino Zichichi, uno dei fisici italiani più noti e più discussi del Novecento. Dietro la caricatura, infatti, c’era un tratto autentico: l’infinita passione di Zichichi per la divulgazione, la sua capacità di difendere la scienza con energia contagiosa, il gusto per le affermazioni nette, talvolta persino divisive. È morto a 96 anni, lasciando un’eredità imponente: scoperte nel campo della fisica delle particelle, la fondazione di centri di ricerca internazionali, un’idea vigorosa del rapporto tra scienza, cultura e società.

Antonino Zichichi, uno scienziato di frontiera

Nato a Trapani nel 1929, Zichichi ha attraversato alcuni dei luoghi-chiave della fisica mondiale:
• lavorò al Fermila di Chicago;
• fu protagonista al CERN di Ginevra, dove nel 1965 guidò il gruppo che osservò per la prima volta l’antideutone, particella di antimateria composta da un antiprotone e un antineutrone;
• contribuì ai primi esperimenti sulle collisioni tra materia e antimateria ai Laboratori di Frascati.
Tra il 1977 e il 1982 fu presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Nel 1978 venne eletto presidente della Società Europea di Fisica.
Fu uno dei principali promotori dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso, oggi tra i più importanti al mondo per la ricerca sotterranea.

Il divulgatore che voleva combattere le superstizioni

A Zichichi si deve anche una delle battaglie culturali più note degli ultimi decenni: la lotta contro l’astrologia e contro ogni forma di superstizione, da lui definita una “Hiroshima culturale”. Era convinto che la scienza fosse un baluardo della libertà umana, una conquista fragile da difendere. È in questa cornice che la frase ripetuta da Crozza – “questa è scienza, non fantascienza” – trova un senso profondo: Zichichi aveva un’idea militante della divulgazione, quasi una missione di chiarezza contro l’irrazionale.

Una figura controversa

Lungo tutta la sua carriera Zichichi ha anche suscitato forti dibattiti all’interno della comunità scientifica. Tra i punti più controversi:
• la sua difesa del credo cattolico all’interno della riflessione scientifica;
• la critica alla teoria darwiniana, da lui ritenuta priva di sufficienti prove matematiche;
• la posizione scettica sul legame tra attività umane e cambiamento climatico, per la quale criticava l’affidabilità dei modelli matematici utilizzati negli studi. Queste posizioni lo hanno spesso collocato su un crinale particolare: rispettato per la sua energia e le sue scoperte, discusso per la sua visione del rapporto fra scienza, fede e società.

Il costruttore di istituzioni scientifiche

Zichichi non è stato soltanto un fisico e un divulgatore: è stato un organizzatore instancabile. Tra i suoi progetti più importanti:
• il Centro di Cultura Scientifica “Ettore Majorana” di Erice, fondato nel 1963, diventato negli anni un crocevia internazionale per scienziati, studenti e ricercatori;
• il World Lab, creato nel 1986 per sostenere progetti scientifici nei Paesi in via di sviluppo;
• la Dichiarazione di Erice per la Pace, promossa nel 1982 con l’idea che la scienza potesse essere strumento di dialogo tra popoli. Il suo impegno nel costruire ponti tra mondi diversi – scienza, cultura, politica internazionale – rimane uno dei tratti più riconosciuti della sua eredità.

L’eco di un personaggio irripetibile

Zichichi lascia tre figli, cinque nipoti e una pronipote, oltre a un patrimonio di idee, polemiche, successi scientifici e intuizioni che continueranno a vivere nei laboratori e nelle aule universitarie. La comunità scientifica italiana e internazionale lo ricorda come una figura di energia inesauribile: un uomo che ha attraversato la fisica del secondo Novecento lasciando segni profondi, talvolta controversi, sempre vivaci. E quella frase – “Questa è scienza, non fantascienza” – continua a suonare oggi come il suo testamento più autentico: una dichiarazione d’amore per il rigore, per la curiosità, per la fatica della conoscenza. Un invito, forse, a non smettere mai di distinguere i fatti dalle illusioni.

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