Valsusa 1940: l’Italia entra in guerra! Il ricordo di Elio Pereno di Avigliana di MARIO RAIMONDO

Avigliana

AVIGLIANA – Valsusa 1940: l’Italia entra in guerra! Ormai è un giorno lontano quel 10 giugno 1940 soprattutto di questi tempi che hanno nella ‘velocità del tempo’ il paradigma essenziale. Eppure quel giorno consegnato agli archivi della storia fu il discrimine del Novecento. Il momento in cui la storia iniziò a prendere un’altra strada. Quella che ci ha portato all’età contemporanea. Età che dovrebbe riflettere su quanto accaduto nel ‘pre’ e nel ‘post’ 10 giugno 1940 traendone – oggi più che mai – illuminanti idee per l’avvenire. Io ebbi la fortuna di sentire dalla viva voce di chi c’era in quel giugno del 1940. Quel che accadde e mi fu sempre raccomandato di perpetuarne memoria affinchè certe cose non accadano mai più. Non accada più che ‘il sonno della ragione’ generi follie globali come lo fu la Seconda Guerra Mondiale. Perché come in ogni guerra, al di là delle ragioni dei vincitori e dei vinti. La parte perdente è sempre ed in toto l’umanità. Lunedì 10 giugno 1940, mentre il sole correva verso il solstizio d’estate ,un’umanità in buona parte ignara di ciò che le sarebbe dovuto capitare apprese che stavamo per entrare in guerra. Compresa, in questa umanità ,vi erano ovviamente i valsusini: queste alcune loro storie.

Avigliana, Re Umberto

ELIO PERENO DI AVIGLIANA

Elio Pereno di Avigliana classe 1926. “Ero un ragazzino in quell’epoca anche se occorre dire che allora, di fatto, non esisteva l’adolescenza per come è intesa oggi. I bambini diventavano davvero piccoli uomini subito. C’era povertà ed occorreva aiutare in casa od in campagna. Questo poi era particolarmente vero per me perché ero orfano di padre e venni pertanto allevato da mia madre e da mio nonno, Giuseppe Pereno. Ricordo così quel 10 giugno 1940. Eravamo andati al mattino presto in campagna per dei lavori agricoli. Dovuti al fatto che di li a breve si sarebbe poi dovuto mietere il grano. Capivo che mio nonno era preoccupato e lo era già dal ’38 o’39. Quando qui in Valsusa ed i particolar modo ad Avigliana s’erano svolte delle manovre militari cui avevamo assistito anche il Generale Badoglio ed il Principe Ereditario”.

LA GUERRA

“Lo diceva sempre a mia madre, lui che non poteva vedere i fascisti e pur doveva mordere il freno. ‘Questi qui preparano la guerra’. Io, come tutti ragazzini ero incuriosito da quella parola, guerra. Perché dall’educazione ‘minculpop’ avevamo assaporato d’essa solo il lato romantico ed eroico. M’accorsi che era drammaticamente diverso subito a sera. Verso le 18 tutti sapevano che qualcosa stava per accadere. Ci recammo in fondo alla strada dove c’era un’abitazione che aveva una radio. Capannelli di persone, chi attonito, chi, sgherro del fascio, esultante, ascoltavano la voce del Duce venir fuori da quelle finestre. ‘Combattenti di terra, del mare e dell’aria…ascoltate. L’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria”.

LE DONNE PIANGEVANO

“Alcune donne in disparte piangevano ed io chiesi a mio nonno il perché. Rispose. ‘Sono madri. Loro sanno cos’è la guerra. I loro figli sono caduti nella Grande Guerra. Partirono e non sono mai più tornati : a quelle madri dei loro figli è rimasto solo il nome’. Mentre parlava aveva gli occhi lucidi come poche notti dopo li ebbi anch’io quando i primi bombardamenti colpirono Torino. Quei lontani boati nella notte facevano paura. Mi coprivo completamente col lenzuolo per allontanarli, come se fossero un brutto sogno. Ma non lo erano: erano solo l’inizio di quell’incubo chiamato guerra…”.

Avigliana

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