Villar Dora: il ricordo del Conte Carlo Antonielli d’Oulx che salvò tante famiglie ebree dalla deportazione

VILLAR DORA – Nel Giorno della Memoria, Villar Dora ricorda la figura del conte Carlo Antonielli d’Oulx (1907 – 1975), che si adoperò clandestinamente per salvare quante più famiglie ebree torinesi dalla deportazione nei campi di sterminio nazisti. Il conte Carlo ricopriva il ruolo di segretario comunale della Città di Torino, ma nessuno poteva immaginare la sua doppia vita, iniziata l’indomani dell’8 settembre 1943. Nemmeno i suoi familiari. Al termine della giornata lavorativa, quando gli uffici si svuotavano, Carlo Antonielli d’Oulx prolungava la sua permanenza nei locali comunali per confezionare carte d’identità false. Poi, in forma del tutto anonima, recapitava i documenti alle famiglie che ne avevano necessità. Sul numero 4 del 2021 del periodico “Cronache da Palazzo Cisterna” è stato pubblicato un bel servizio a firma di Cesare Bellocchio che spiega bene gli avvenimenti.

LA SUA STORIA

La vicenda di Carlo Antonielli d’Oulx, il cui caso è stato recentemente presentato allo Yad Vashem, l’Ente nazionale per la Memoria della Shoah di Gerusalemme, affinché questo salvatore di tanti ebrei torinesi possa essere insignito del riconoscimento di Giusto tra le nazioni, è stata resa nota da Enrico Loewenthal nella sua autobiografia “Mani in alto, Bitte. Memorie di Ico, partigiano, ebreo”, pubblicata nel 2015 dall’Editrice Zona di Arezzo. Cosi scrive Loewenthal: “Il come di tutta questa storia l’ho saputo tanti anni dopo la fine della guerra dal notaio Bertolè […]. L’iniziativa di munire molti ebrei di carte d’identità false partiva dal segretario del Comune di Torino, il conte Carlo Antonielli d’Oulx, che non potei mai ringraziare perché nel frattempo era morto”.

UN GIUSTO

“A questa degna persona va ancora oggi il mio grato ricordo, perché quelle carte d’identità false furono la salvezza, certamente la nostra e quella di molti altri ebrei torinesi che omaggi allo stesso modo; egli aveva utilizzato i duplicati delle nostre foto giacenti in municipio per fabbricare delle carte d’identità perfettamente autenticate dal Comune, ma false. Ora avevamo un salvacondotto per ogni evenienza”. Con quei documenti, la famiglia Loewenthal – con la copertura del falso cognome Lamberti – pochi giorni dopo poterono sfollare in Val di Lanzo. Gli stessi figli di Carlo vennero a sapere dell’eroico comportamento del loro Papà dal libro di Enrico Loewenthal, quando il loro caro congiunto aveva già lasciato questa terra”.

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