Vigili del Fuoco: la denuncia “manca un presidio permanente stagionale in alta Valsusa” Con la chiusura del Bianco la sola Valle di Susa dovrà sopportare tutto il traffico dei mezzi pesanti

VALSUSA – Vigili del Fuoco: la denuncia “manca un presidio permanente stagionale in alta Valsusa” (Comunicato FNS CISL Torino).

PRESIDIO VIGILI DEL FUOCO IN ALTA VALSUSA

Come specificato nell’oggetto, questa Organizzazione Sindacale vuole porre un’attenta riflessione sull’ipotesi di prevedere un presidio permanente (temporaneo stagionale) a servizio dei territori dell’Alta Val Susa maggiormente interessati da esponenziali incrementi di flussi turistici nei periodi di “alta stagione” invernale sia estiva, nonche in eventi di maggior attrazione distribuiti durante l’intero anno. Come appreso da dati statistici di settore ormai consolidati, in alcune frazioni dell’anno queste famose località sono letteralmente “invase” da decine di migliaia di turisti italiani e stranieri e l’intermittente e spesso fievole disponibilità del personale volontario, a nostro avviso, non garantisce l’adeguata copertura di questo prestigioso territorio, considerando che il distaccamento di Susa, primo utile permanente, rimarrebbe in ogni caso motto distante.

CHIUDERÀ IL MONTE BIANCO E IL TRAFFICO SARÀ IN VALSUSA

A ciò si aggiunge l’aggravio di rischio derivante dai lavori programmati sull’autostrada A32, che a quanto risulta determineranno la percorribilità di una corsia sia nella tratta in salita, che in quella in discesa in tutto il tratto tra Salbertrand e Bussoleno, interamente caratterizzato da lunghe gallerie e viadotti. Si valuti inoltre che con buone probabilità già nei prossimi mesi il Traforo del Monte Bianco chiuderà il transito ai mezzi pesanti per importanti lavori e che quindi la sola Valle di Susa dovrà sopportare tutto il traffico dei mezzi pesanti del T4 (Frejus) e del T1 (Monte Bianco). Riteniamo come Vigli del Fuoco dunque opportuno evidenziare come sia necessario effettuare una rivalutazione di merito di tutti i rischi correlati a fronte della nuova “normalità e apertura” rideterminata dalla fine (si spera definitiva) dell’emergenza epidemiotogica, che per diverse stagioni ha assopito la problematica in oggetto.

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