VIDEO – La Val Susa scende in piazza per la pace e il riconoscimento della Palestina

SANT’AMBROGIO – I comuni della Val Susa alzano la voce in un momento cruciale, aderendo con forza all’iniziativa nazionale per la pace vera e per la Palestina. L’appuntamento si sta svolgendo a Sant’Ambrogio, anticipando l’importante marcia nazionale “Perugia Assisi”. La mobilitazione ĆØ guidata da due slogan inequivocabili: ā€œLa Val Susa ripudia la guerraā€ e ā€œStop al genocidio e a chi lo finanziaā€. L’evento non ĆØ casuale: il Comune di Sant’Ambrogio si ĆØ distinto, giĆ  a maggio, con un ordine del giorno che chiedeva formalmente il riconoscimento dello Stato di Palestina come entitĆ  sovrana, con confini pre-1967 e Gerusalemme capitale condivisa. A conferma di questo impegno etico e politico, la sera di mercoledƬ 8, il palazzo comunale si ĆØ illuminato con i colori arcobaleno della bandiera della pace e la scritta “Pace”. La piattaforma dell’iniziativa si fonda su quattro pilastri, tra cui l’urgenza assoluta della Pace come scelta coraggiosa di dialogo e fraternitĆ , e la solidarietĆ  con la Palestina, nazione il cui mancato riconoscimento rappresenta un “fallimento etico” del sistema internazionale di fronte a interessi economici e geopolitici.

La Val Susa scende in piazza per la Pace

Dopo gli interventi introduttivi, il corteo per la pace, attraversando le vie del paese per fino in Piazza della Repubblica con un momento di ulteriore riflessione. L’adesione alla mobilitazione ĆØ giĆ  massiccia e trasversale, superando i confini comunali dell’Unione Montana. Hanno risposto all’appello enti, associazioni storiche e sindacati, tra cui l’Anpi Valle Susa, l’Agesci zona Valsusa, l’Azione Cattolica diocesana di Susa, i sindacati Cgil, Cisl, Uil, l’Assemblea Bassa Valle e il Movimento No Tav. Questa ampia partecipazione di gruppi come Cattolici per la Vita, Collettivo della Garda, l’Associazione Treno della Memoria e il Circolo Italia-Cuba, dimostra una convergenza civica unica sul ripudio della guerra e sulla richiesta di Stop al genocidio, rendendo la Valle Susa un simbolo di mobilitazione per i diritti umani e la diplomazia internazionale.

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