“Vi spiego perchè il Torrente Frejus a Bardonecchia esonda”, intervento di Grisa

BARDONECCHIA – Guido Grisa, ex assessore comunale di Bardonecchia con mansioni riguardanti la gestione del territorio, ha fornito un’analisi dettagliata delle problematiche strutturali del torrente Frejus, corso d’acqua che attraversa il comune piemontese. La sua esperienza diretta come amministratore e residente dal 1960, unita alla documentazione raccolta tramite operazioni con droni, offre una prospettiva privilegiata sulle criticità che hanno portato agli eventi alluvionali del 2023 e del 2024. Il torrente Frejus nasce a 1.750 metri di altitudine e si sviluppa per 4 chilometri prima di raggiungere la parte alta di Bardonecchia a 1.350 metri, per poi proseguire altri 2 chilometri fino a 1.250 metri di quota. Con una pendenza media dell’8,3%, il corso d’acqua presenta caratteristiche simili ad altre valli come la Rho e Rochemolles. Tuttavia, la peculiarità critica del Frejus risiede nella conformazione delle sue sponde: estremamente alte e verticali, simili a veri canyon, che costringono il torrente a scorrere in uno spazio molto limitato. Questa canalizzazione naturale accelera la corrente durante le piene, aumentando drammaticamente la forza di impatto e trascinamento.

Esondazioni a Bardonecchia e le possibili soluzioni

La principale causa delle problematiche verificatesi negli ultimi eventi alluvionali è identificata nella scarsa larghezza dell’alveo del torrente nella zona abitata, aggravata dall’insufficiente luce di passaggio sotto i ponti, primo fra tutti quello presso la stazione ferroviaria. Grisa evidenzia come il torrente La Rho, che scorre nella valle adiacente con un alveo tre volte più ampio, abbia gestito senza problemi di sicurezza una piena analoga durante lo stesso evento del 2024. L’analisi delle opere di contenimento esistenti rivela l’inadeguatezza delle attuali soluzioni. Le briglie di consolidamento, seppur funzionanti, non possono limitare la potenza di un fiume in piena. Le briglie selettive, destinate a trattenere i massi più grandi, presentano problematiche ancora più complesse: durante l’evento del 2023 si verificò un cedimento improvviso dovuto all’utilizzo di tubi metallici inadeguati, poi sostituiti con solide barre quadrate. Paradossalmente, i massi che hanno causato danni nel centro abitato non provenivano da monte, ma erano elementi cubici utilizzati per gli argini nella zona “Pra la Cumba”, non adeguatamente ancorati.

La soluzione proposta da Grisa prevede la realizzazione di un ampio bacino di raccolta nella zona alta del paese, nell’area denominata “Pra la Cumba”, attualmente occupata da prati. Questa strategia di sfogo rappresenterebbe l’unica possibilità concreta di prevenzione, considerando l’impossibilità di ampliare l’alveo nella zona abitata per la presenza di edifici e infrastrutture. L’ex assessore sottolinea come nessuno sbarramento possa essere funzionale senza un adeguato spazio di sfogo e accumulo a monte del centro abitato, concludendo con curiosità sui 30 milioni di euro che il Comune dichiara di sapere già come utilizzare per mettere in sicurezza il paese.

Ultimi articoli

Ultimi articoli