Vesta 2026 ha centrato l’obiettivo: sostegno al ceto medio e ai cittadini italiani.
Nel presentare i dati delle assegnazioni, il vicepresidente e assessore alle Famiglie della Regione Piemonte Maurizio Marrone puntualizza che “Vesta si conferma l’unica misura di sostegno alle famiglie e alla natalità che non esclude cittadini italiani e ceto medio, anzi aiuta in particolare coloro che soffrono più degli altri il peso dell’inverno demografico. L’85% delle domande finanziate sono di famiglie italiane, un traguardo mai raggiunto da misure di welfare pubblico e comunale che, grazie anche alla possibilità di fare domanda estesa a dodici ore e con fondi raddoppiati a 20 milioni di euro, rende Vesta un ‘modello tricolore’ vincente e all’avanguardia grazie al meccanismo innovativo della divisione delle risorse”.
Vesta 2026 ha assegnato, su base Isee e ordine cronologico, 5mila voucher da 1200 euro alle fasce 0-10mila euro, 10mila voucher da 1000 euro alle fasce 10-30mila euro, 5mila voucher da 800 euro alle fasce 30-40mila euro. Il voucher in caso di minore con disabilità era 1.200 euro indipendentemente dall’Isee. L’85% dei buoni è stato assegnato a cittadini italiani, il 3% a cittadini di altre nazioni dell’Unione europea e il 12% a cittadini extra Ue. Andando ad analizzare le fasce specifiche, emerge che il 59% degli assegnatari nella fascia 0-10mila sono italiani, percentuale che sale al 92% nella fascia 10-30mila ed al 98% nella fascia 30-40mila.
“Vesta – prosegue Marrone – si dimostra un esempio di giustizia sociale al servizio delle famiglie, distribuendo in maniera equa le risorse a disposizione, evitando le storture tipiche delle graduatorie che privilegiano sempre le stesse tipologie di utenti e permettendo l’assegnazione di 20 milioni di euro in appena un mese”. Le famiglie assegnatarie potranno utilizzare il buono dal 1° giugno 2026 al 30 giugno 2027. Basterà tenere copia delle fatture di spesa e caricarle in piattaforma per ottenere il rimborso.
Per quanto riguarda Vesta 2025 il vicepresidente Marrone rileva che “le prime rendicontazioni presentate dalle famiglie assegnatarie si concentrano sulle spese legate ad asili e nidi, dimostrando che quei servizi, anche quando sono pubblici ed erogati dai Comuni, restano troppo costosi per tanti bambini anche di famiglie con reddito medio”. L’analis delle prime 811 rendicontazioni presentate (c’è tempo fino a ottobre 2026 per farlo e ottenere così il bonifico sul conto corrente) offrono dati indicativi rispetto ai bisogni sostenuti: oltre la metà riguarda la scuola dell’Infanzia (50,96%), che assorbe anche la quota maggiore delle risorse economiche (56,24%), mentre la prima infanzia rappresenta circa il 28% dei servizi e oltre il 30% degli importi e le attività ludico-sportive incidono molto sul numero dei servizi (13,19%) ma meno sulla spesa complessiva (5,87%).

































