Valsusa, l’antico rito della Maroda: la caccia alle ciliegie tra memoria e identità

VALSUSA – Nel cuore della Val di Susa, un’antica tradizione ormai scomparsa continua a vivere nel ricordo di chi l’ha vissuta: la “maroda”, ovvero la caccia goliardica alle ciliegie maturate nei ceraseti di Almese e Villar Dora. Un rito comunitario, più che un semplice “furto”, che segnava la fine di maggio e l’inizio di giugno, quando il territorio valsusino si colorava di rosso con i frutti preziosi della terra. In quel periodo, le famiglie alternavano il lavoro in fabbrica con lunghe giornate nei campi, vendendo il raccolto nei mercati rionali, tra trattori, carretti e l’allegria di un’economia contadina viva e pulsante. Le ciliegie, dolci e succose, diventavano moneta di scambio e simbolo di un’identità territoriale, capace di unire lavoro e tradizione.

La Maroda alle ciliegie in Valsusa

Ma ciò che davvero dava sapore all’estate valsusina era questa pratica della maroda, un gioco semiserio che coinvolgeva giovani e meno giovani in scorribande notturne o crepuscolari per “rubare” ciliegie dagli alberi altrui. Con regole non scritte ma ferree, il gesto non era mai finalizzato al guadagno ma al gusto della sfida e dell’avventura. Era un patto implicito tra chi rubava e chi subiva, un momento di condivisione che oggi appare quasi romantico. Con il declino dei ceraseti e l’avvento del cemento, questo rito si è perso nel tempo, lasciando spazio solo alla nostalgia e alla memoria collettiva di un’epoca in cui anche una ciliegia poteva raccontare una storia di appartenenza. La maroda, oggi, vive nei racconti e nei ricordi, simbolo di una Valsusa che fu e che forse, chissà, potrebbe un giorno rifiorire.

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