TORINO – Umberto I di Savoia, Re d’Italia dal 1878 al 1900, ĆØ una figura storica complessa, sospesa tra l’immagine del “Re Buono” e quella di sovrano autoritario. Figlio di Vittorio Emanuele II, si distinse inizialmente per l’impegno umanitario durante l’epidemia di colera a Napoli nel 1884 e per la firma del Codice Zanardelli, che segnò una svolta civile abolendo la pena di morte. Sotto il suo regno nacque anche l’omonimo stile Umbertino, che influenzò profondamente l’architettura e le arti dell’epoca. Tuttavia, la sua politica estera e il coinvolgimento indiretto nello scandalo della Banca Romana iniziarono a incrinare il consenso popolare, portando a una polarizzazione sociale che avrebbe segnato indelebilmente il destino della monarchia sabauda verso la fine del secolo.
Luci e ombre del secondo sovrano d’Italia tra il Codice Zanardelli e i moti di Milano
Il lato oscuro del suo regno emerse nel rigido conservatorismo e nella repressione dei moti popolari del 1898. L’onorificenza concessa al generale Bava Beccaris, responsabile della strage di Milano, gli valse l’appellativo dispregiativo di “Re Mitraglia“ da parte degli anarchici. Questa escalation di tensione culminò in tre attentati in ventidue anni, fino a quello fatale del 29 luglio 1900 a Monza per mano di Gaetano Bresci. Destinatario persino di un “biglietto della follia” di Friedrich Nietzsche, Umberto I chiuse un’epoca di transizione violenta per l’Italia. La sua morte violenta segnò la fine di un ventennio di trasformazioni radicali, lasciando in ereditĆ un Paese profondamente diviso tra il progresso delle riforme penali e i drammatici conflitti sociali di fine Ottocento.
































