VALSUSA – La realizzazione della Torino-Lione rappresenta un asset strategico imprescindibile per l’economia nazionale e locale. Come insegnato dalla storia delle grandi infrastrutture romane e dal progresso seguito al primo traforo del Frejus nel 1857, il Piemonte trae la sua linfa vitale dall’interscambio commerciale. La TAV è il cuore pulsante del Corridoio Mediterraneo, un asse ferroviario che attraversa nazioni responsabili di circa il 20% del PIL europeo. L’integrazione della Pianura Padana in questa rete, grazie all’incrocio con altri corridoi verso il Nord Europa e l’Est, candida il territorio a diventare il polo logistico d’eccellenza del Sud Europa. Un sistema interconnesso non solo stimola l’attrazione di capitali esteri, ma promette di raddoppiare i flussi turistici, consolidando il treno come mezzo prediletto per sicurezza e sostenibilità, trasformando Torino in un hub continentale.
L’impatto economico dei ritardi: perché la Val di Susa e il Piemonte non possono più attendere
I ritardi accumulati negli anni, spesso frutto di incertezze politiche e resistenze ideologiche, penalizzano gravemente la competitività di Torino e della Val di Susa. Nonostante la mobilitazione civile iniziata con la storica manifestazione “Sì, Torino va avanti” del 2018, le lentezze burocratiche e i dissensi interni alle amministrazioni continuano a frenare lo sviluppo. Ogni rinvio si traduce in una perdita di opportunità per le imprese locali e in un indebolimento del ruolo dell’Italia nel mercato unico. Come sottolineato da Mino Giachino, la TAV non è solo un’opera ingegneristica, ma il simbolo della lotta per uno sviluppo sostenibile che generi lavoro e combatta le diseguaglianze. Governare nell’interesse nazionale, citando l’eredità di Cavour, significa oggi accelerare su un’opera fondamentale che colleghi definitivamente il nostro sistema produttivo al resto del mondo.
































