Torino: cerca di far passare lo stupefacente per del tè Arrestato dagli agenti del Commissariato di Polizia

TORINO – Torino: cerca di far passare lo stupefacente per del tè (Comunicato Questura Torino).

STUPEFACENTE COME TÈ ARRESTATO DALLA POLIZIA

L’uomo è stato arrestato alle prime ore del mattino di domenica 18 settembre quando veniva sorpreso all’interno di un locale di Corso Vercelli in possesso di plurimi sacchetti di cellophane trasparente contenente della sostanza vegetale, ad effetti stupefacenti, denominata KHAT di natura anfetaminica a spiccato effetto psicotropo e euforizzante. Gli effetti psicoattivi possono essere seguiti da depressione irritabilità, anoressia e difficoltà a dormire e l’utilizzo frequente di dosi elevate può dare reazioni psicotiche. Attesa l’inclusione dei tale sostanza  i poliziotti del Commissariato hanno esteso il controllo al veicolo utilizzato dall’uomo per raggiungere il locale che ha dato esito positivo poiché ha permesso di rinvenire altra sostanza stupefacente occultata nel vano motore dell’autovettura.

L’ARRESTO

Sulla base di quanto scoperto, gli agenti hanno deciso di procedere alla perquisizione del suo appartamento a Narzole, in provincia di Cuneo, nel quale è stata rinvenuta ulteriore sostanza stupefacente e la somma di 1300 euro in contanti. Il 44enne, di origini somale, ormai scoperto e con precedenti specifici per traffico di sostanze stupefacenti, tentava invano di giustificare il possesso di detta sostanza e dell’ingente quantitativo di denaro rinvenuto dagli operatori di Polizia affermando che si trattasse semplicemente di tè senza però addurre alcuna motivazione sul perché la stessa fosse occultata nel vano motore. Sulla base degli elementi raccolti a suo carico, l’uomo è stato così arrestato dagli agenti perché gravemente indiziato del reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e tradotto presso la locale casa circondariale. Il procedimento penale si trova attualmente nelle fasi delle indagini preliminari, pertanto vige la presunzione di non colpevolezza dell’indagato, sino alla sentenza definitiva.

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