Torino celebra Giulia di Barolo: il primo monumento femminile della città

TORINO – Torino segna un momento storico con la nascita del primo monumento dedicato a una donna: la scultura “A Giulia di Barolo“. L’opera, commissionata dall’Opera Barolo e patrocinata dal Comune e dall’Accademia Albertina, sarà il cuore di un fine settimana di festa dal 17 al 19 gennaio 2026. Collocata sulla facciata di Palazzo Barolo, all’angolo tra via Corte d’Appello e via delle Orfane, la statua in bronzo alta oltre due metri è stata realizzata dall’artista Gabriele Garbolino Rù con la curatela di Enrico Zanellati. La scultura ritrae con forza espressiva la Marchesa mentre abbraccia una donna carcerata, reinterpretando in chiave contemporanea l’eredità spirituale di Giulia Colbert. Questo omaggio iconografico è stato reso possibile grazie al fondamentale sostegno della famiglia Abbona, titolare delle Antiche Cantine “Marchesi di Barolo”, che continua così il legame secolare tra la produzione del celebre vino e l’impegno filantropico dei fondatori.

Tre giorni di eventi per l’inaugurazione della scultura dedicata alla Marchesa tra Palazzo Barolo e il Distretto Sociale

Il programma delle celebrazioni prevede un’immersione totale nel mondo dei Marchesi di Barolo. Sabato 17 e domenica 18 gennaio si alterneranno visite guidate, spettacoli di danza storica e attività per famiglie organizzate dal MUSLI, permettendo ai cittadini di scoprire non solo gli splendidi saloni settecenteschi, ma anche il Distretto Sociale, luogo dove ancora oggi l’Opera Barolo assiste persone fragili e famiglie in difficoltà. Lunedì 19 gennaio, l’evento si concluderà con una messa in suffragio presso la Chiesa di Santa Giulia e un concerto pomeridiano. L’iniziativa celebra una figura instancabile del Risorgimento sociale torinese che, insieme al marito Carlo Tancredi, dedicò vita e patrimonio all’educazione e al riscatto delle detenute. Oggi, mentre è in corso il processo di beatificazione dei due coniugi, il monumento e l’illuminazione curata dal Gruppo Iren restituiscono simbolicamente alla città la luce di un’eredità che l’Opera Barolo, presieduta dall’Arcivescovo Roberto Repole, custodisce da oltre due secoli.

Ultimi articoli

Ultimi articoli