VALSUSA – Il recente rapporto della Corte dei Conti Europea sul cantiere Torino-Lione, spiega che i costi dell’opera sarebbero lievitati rispetto alle stime iniziali, con un ritardo cronologico. Questi dati hanno ridato fiato alle proteste dei movimenti No Tav, che vedono nel documento la conferma delle criticità denunciate da anni. Tuttavia, Telt, la società italo-francese responsabile dell’opera, ha prontamente replicato definendo tali numeri “non comparabili“. La società spiega che il confronto avviene con studi degli anni ’90 basati su un progetto a canna singola, ormai superato dalla moderna configurazione a doppia canna approvata nel 2015, che rappresenta una realtà ingegneristica totalmente diversa.
La Corte dei Conti Europea riaccende il dibattito sulla TAV: le precisazioni tecniche di Telt
Nonostante i rilievi della Corte, il cantiere prosegue verso l’obiettivo del 2033. Telt sottolinea come nel 2025 Italia, Francia e Commissione Europea abbiano blindato l’opera firmando una decisione di esecuzione che garantisce il completamento dell’intero collegamento, tratte nazionali incluse, a prescindere dalle modalità di finanziamento. Attualmente, la Torino-Lione è una realtà operativa imponente: sono 11 i cantieri attivi che danno lavoro a circa 3.300 persone. Ad oggi, sono stati scavati oltre 46 chilometri di gallerie sui 164 totali previsti dal progetto definitivo. Mentre il fronte del dissenso si appella ai numeri del report per chiederne la sospensione, la macchina dei lavori accelera, puntando a trasformare il corridoio mediterraneo in un asse strategico per la mobilità sostenibile europea.
Male i ritardi, bene i cantieri
Spiega Mino Giachino, già sottosegretario di Stato ai trasporti: “I ritardi nella costruzione della TAV sono uno dei motivi della bassa crescita economica, un insulto a un Paese che paga ogni anno 90 miliardi di interessi l’anno togliendoli a sanità e scuola e ai milioni di disoccupati. Gli attacchi al cantiere dei No TAV e le lentezze e incertezze di chi ha avuto negli anni l’incarico di eseguirla penalizzano la costruzione di una Rete europea dei trasporti su rotaia che potrebbe togliere dalla strada milioni di TIR ogni giorno, diminuendo inquinamento e incidentalità stradale. Senza la TAV e il Corridoio Mediterraneo non ci sarebbe la Rete moderna su rotaia, lo dico a chi ha ancora dei dubbi e non comprende nell’anno del Signore 2026 che nei trasporti è fondamentale la Rete. Eppure i 40.000 Si TAV che avevamo radunato in piazza Castello nel 2018 avrebbero dovuto far capire a chi deve realizzare un opera di interesse nazionale ad accelerare i lavori. Il Boom economico degli anni 50, non fu un miracolo caduto dal cielo, ma fu il risultato di scelte governative di altissima qualità. Scelte spinte dalla fortissima consapevolezza della povertà che c’era nel Paese, alla quale la politica buona di quegli anni seppe rispondere con la creazione di milioni di posti di lavoro e con l’aumento del benessere. La stessa motivazione che aveva Cavour che volle fortissimamente il primo Traforo del Frejus non solo per aprire un Paese chiuso dalle Alpi ma anche perché era conscio che il nostro PIL era un quarto degli inglesi e un terzo dei francesi. Nel 1800 il Paese venne unito politicamente da Cavour ma socialmente dalle ferrovie. Nel secondo dopoguerra la ripresa fu spinta anche dalle autostrade e dai trafori autostradali. L’Italia è l’Europa avranno un futuro sostenibile anche grazie alla nuova rete ferroviaria europee di cui fa parte la TAV. Chi la rallenta danneggia lo sviluppo della economia e del lavoro. Conto molto sulla spinta che potrà dare il Governo“.
































