TAV a Chiomonte: “Dove dormiranno i 590 operai del cantiere?”

CHIOMONTE – Il progetto Piripic di Chiomonte, inserito nel più ampio piano “Chiomonte 2025”, rappresenta un caso emblematico di come le promesse elettorali possano trasformarsi in delusioni concrete per i cittadini. Il gruppo consiliare di minoranza “La Casa del Comune” ha denunciato pubblicamente il fallimento di questa iniziativa che doveva garantire alloggi per le maestranze del cantiere TAV, creando ricadute economiche positive per la comunità locale. Secondo quanto emerso durante l’incontro con Telt del 16 luglio, il progetto che prometteva 278 alloggi disponibili con capacità per 590 persone e contratti di locazione pluriennali di dodici anni, si è rivelato completamente scollegato dalla realtà operativa del cantiere. “La verità è che al massimo 350 persone lavoreranno effettivamente al cantiere di Chiomonte, e gli alloggi censiti dal Comune non risultano adeguati ai requisiti richiesti dalle imprese” spiegano.

Le conseguenze economiche per Chiomonte

L’amministrazione comunale di Chiomonte ha investito fondi pubblici significativi in incarichi professionali, studi tecnici e piattaforme informatiche per il progetto Piripic. Oltre 100.000 euro sono stati utilizzati solo per adeguare i locali adiacenti agli uffici comunali, mentre si è ipotizzato anche di trasformare Palazzo Levis in dormitorio per operai anziché destinarlo a fini culturali e sociali. “Questa situazione ha creato un paradosso amministrativo: i cittadini privati che hanno creduto nel progetto sono stati abbandonati senza tutele né convenzioni per recuperare i propri immobili, mentre il Comune si è trasformato in concorrente diretto, gestendo alloggi pubblici per le maestranze. Il fallimento del Piripic non è solo un caso isolato, ma si inserisce in un quadro più ampio di progetti non realizzati del piano “Chiomonte 2025″, inclusi quelli relativi alle vigne e all’agricoltura, evidenziando una crisi di credibilità dell’amministrazione locale che richiede assunzione di responsabilità politiche concrete” concludono.

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