Susa: il Museo e la cripta di Monsignor Edoardo Rosaz, beatificato da Giovanni Paolo II Nella sede della Suore Francescane Missionarie

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SUSA – All’interno del Centro Rosaz, a Susa, nella cripta della cappella dell’Immacolata, c’è il Museo e cripta di Monsignor Edoardo Rosaz. E’ un luogo privilegiato di testimonianza della vita e della figura del Beato Rosaz. Nel silenzio di questo luogo la sua presenza è forte. La zona antistante è una vera e propria cappella con l’altare, e accoglie il monumento in cui sono conservate le sue spoglie. Questo luogo è particolarmente caro alle sue figlie, e a molti fedeli e amici legati al Rosaz e al suo carisma. Dietro a questa zona, è allestito il museo, in cui sono raccolti molti oggetti a lui appartenuti: paramenti e libri liturgici, libri di preghiera, oggetti di devozione, indumenti personali, accessori di igiene.

IN CHIESA

Oltre alle reliquie, sono conservate molte copie delle lettere pastorali scritte da monsignor Rosaz alla Diocesi di Susa, ad amici e collaboratori, alle sue suore. Nella sala è presente inoltre una Madonna in legno, che il Rosaz pose come protettrice nel Noviziato delle “sue suore”. Infine, una ultima sezione del museo accoglie attraverso fotografie e oggetti la testimonianza della storia della Congregazione, in tante comunità e testimonianze di vita.

IL BEATO

Edoardo Giuseppe Rosaz desiderando abbracciare il sacerdozio, aderì al terz’ordine secolare francescano ed entrò in seminario: per motivi di salute, completò gli studi a Nizza, dove fu ordinato nel 1854. Il vescovo Antonio Odone lo nominò canonico cattedrale: nonostante l’opposizione del clero diocesano, nel 1862 Rosaz aprì il Ritiro per le ragazze abbandonate e, nel 1874, fondò la congregazione delle francescane missionarie per la loro educazione. Fu preconizzato vescovo di Susa nel concistoro celebrato da papa Pio IX il 31 dicembre 1877 e ricevette la consacrazione episcopale il 24 febbraio 1878. Per i primi tre anni di ministero episcopale, fu suo segretario Stefano Croce, poi parroco di Sant’Ambrogio di Torino dal 1881. Favorì l’insediamento nella sua diocesi dei salesiani, dei francescani conventuali, dei lasalliani. Inaugurò la chiesa del Suffragio e nel 1897 fondò il giornale diocesano Il Rocciamelone. Appoggiò la posa di una statua dedicata alla Vergine Maria a 3538 metri sul monte Rocciamelone, dal 1358 già luogo di culto mariano.

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