SUSA – Il caso avvenuto all’ospedale di Susa ha scosso profondamente l’opinione pubblica, sollevando interrogativi inquietanti sulla sicurezza e il rispetto dei defunti all’interno delle strutture sanitarie. Una donna di 76 anni, deceduta dopo il ricovero nel reparto di corso Inghilterra, è stata privata della sua fede nuziale in circostanze ancora da chiarire. La figlia della vittima ha denunciato ai carabinieri la scomparsa dell’anello, un modello “mantovana” in oro del 1973 con incisi i nomi dei coniugi. Il furto sarebbe avvenuto in un brevissimo lasso di tempo: tra l’ultima visita serale, in cui il gioiello era ancora al dito della paziente, e il mattino seguente, quando il personale delle onoranze funebri ha constatato l’assenza del monile.
Indagini in corso e il nodo delle procedure ospedaliere
La denuncia presentata ai militari della stazione di Susa punta i riflettori non solo sul gesto ignobile, ma anche su possibili falle amministrative, come la mancata redazione di un inventario degli effetti personali al momento del ricovero. Mentre gli inquirenti cercano di ricostruire i movimenti all’interno del reparto tra il decesso e il trasferimento della salma, la famiglia lancia un appello pubblico per tentare di recuperare un oggetto dal valore affettivo inestimabile. La vicenda resta un monito gravissimo sulla gestione del fine vita in ospedale, in attesa che l’Asl competente chiarisca le dinamiche interne e le responsabilità di un atto che la figlia della vittima non esita a definire come una violazione intollerabile della dignità umana.

































