SUSA – A metĆ gennaio del 2001, dopo lunghe tribolazioni, veniva a mancare don Guido Ferrero. Era originario di SantāAntonino di Susa e aveva ottantāanni. Era entrato nel 1932 nel Seminario diocesano e a Susa aveva compiuto tutto il corso degli studi ginnasiali e liceali diventando poi anche insegnante al Liceo e allāIstituto magistrale. Scriveva don De Faveri su La Valsusa di cui ĆØ direttore. “Voglio dirvi chi era per me questo piccolo, ma davvero tanto grande prete. Che poteva, se lo voleva, risponderti in latino o in greco antico, tanto ne sapeva. Che amava le cose belle della vita: la musica, la letteratura, la cultura, la pittura, la poesia. Il mondo delle arti lo cercava perchĆ© un articolo di don Guido, una prefazione, anche solo la sua presenza allāinaugurazione di una mostra era come un marchio di garanzia. Del critico a don Ferrero mancava quel pizzico di ferocia che ogni tanto bisogna dimostrare anche nel mondo delle cose che vogliono essere belle per definizione. Aveva però innegabilmente la capacitĆ di cogliere gli aspetti migliori e distintivi di un artista, e non ĆØ poco davvero. Ć stato fino allāultimo il cappellano delle Suore Giuseppine“.
CRITICO LETTERARIO
Don Guido era prima dāogni altra cosa una persona buona e questo lo intuivano e lo sapevano in tanti. Lo si comprendeva facilmente, al primo colpo dāocchio, anche solo incontrandolo per strada o parlando un poācon lui. Per esempio, di Norberto Rosa del quale possedeva e conosceva tutta lāopera. Occupandosi di arti figurative e recensendo libri su La Valsusa, don Ferrero inevitabilmente era anche diventato consulente e giudice di velleitari poeti e narratori. Questi chiedevano, più che sentenze per la loro produzione letteraria, conforto e incoraggiamento per la loro ispirazione. Si trattava più di casi umani che letterari spiriti in fuga non si sapeva bene da che cosa. Sono i casi più difficili che certo il Ā«criticoĀ» don Ferrero risolse con tatto, correttezza. Anche caritĆ cristiana, comāera nel suo carattere, nelle sue congenite doti di cuore, nel suo mai ostentato acume psicologico.
PENNA D’ARGENTO
Nel novembre 2000, alla riunione prenatalizia di redattori e collaboratori di La Valsusa ebbe per primo la Ā«penna dāargentoĀ». Riservata ai collaboratori Ā«di lungo corsoĀ». Il più degno di ricevere quel riconoscimento, destinato anche a premiare la sua capacitĆ di affrontare vari temi. Sempre con un linguaggio cosƬ chiaro da risultare esemplare come scrittura di giornalismo. Don Ferrero non era soltanto un uomo erudito per i solidi, sudati studi classici Ā«di una voltaĀ». Seguiti con profitto e coltivati anche dopo la scuola, era uomo attento alla cultura della Valsusa e si fregiava del titolo di socio benemerito di Ā«Segusium – SocietĆ di Ricerche e Studi valsusiniĀ». Per molti anni presieduta da Monsignor Severino Savi. Altro importante uomo di cultura per le valli di Susa.
LE MOSTRE
Chi scrive questa breve nota di ricordo, dal 1969 iniziava la sua partecipazione a mostre collettive alla Galleria del Borgo Storico di Susa, e benchĆ© aspirante artista, riceveva il primo riconoscimento dalla critica di don Guido Ferrero. Eā soprattutto il ricordo e un tributo affettuoso al sacerdote appassionato di arte figurativa. Le sue recensioni alle mostre segusine mettevano in evidenza le opere e le visioni dei numerosi pittori di quegli anni che vissero con intensitĆ e pienezza una felice stagione artistica. Come: Tino Aime, Luigi Alessio, Romano Bartolomasi, Anna Branciari, Gemma Cattero, Pietro Favaro, Elio Favro. Poi Lia Laterza, Franco Mercuri, Gino Olivero, Giuseppe Pognante, Natale Sironi, Valerio Tonini. A tutti esempio luminosissimo in ogni campo di generoso altruismo e di incrollabile fiducia. Vive nel nostro ricordo e nel nostro cuore.

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