Sul Colle dell’Assietta ogni anno salgono 19 mila mezzi: “Solo il 19% è in bicicletta!”

COLLE ASSIETTA – L’estate 2025 segna la continuazione di un importante progetto di ricerca ambientale che sta rivoluzionando l’approccio alla conservazione degli ecosistemi alpini. Dopo la fase sperimentale del 2024, il monitoraggio degli impatti della frequentazione turistica su flora e fauna montana prosegue con rinnovato vigore all’interno del Progetto Interreg BiodivTourAlps. La Strada Provinciale 173 dell’Assietta, teatro privilegiato di questa indagine scientifica, rappresenta un caso studio emblematico dell’incontro tra pressione antropica e fragilità ambientale ad alta quota. Questo ambiente montano, caratterizzato da condizioni climatiche estreme e da ecosistemi particolarmente vulnerabili, registra durante i mesi estivi una concentrazione di visitatori che genera impatti significativi sulla biodiversità locale. La scelta di focalizzare l’attenzione su questa arteria stradale nasce dalla necessità di comprendere come l’intenso flusso turistico possa compromettere l’equilibrio di habitat unici, dove ogni alterazione può avere conseguenze durature sull’intero ecosistema.

Al Colle dell’Assietta

La ricerca si articola attraverso una metodologia scientifica rigorosa che combina diverse tecniche di monitoraggio per ottenere un quadro completo degli effetti del turismo montano. I rilevatori installati a Pian dell’Alpe e al Col Basset hanno documentato nel 2024 il passaggio di oltre 19.000 veicoli, con una media giornaliera superiore ai 180 mezzi e picchi di 640 passaggi in singole giornate, evidenziando l’intensità del fenomeno turistico. L’analisi della qualità dell’aria riveste particolare importanza, concentrandosi sulla misurazione delle polveri sollevate dal traffico veicolare e delle sostanze inquinanti derivanti dalla combustione dei motori. Gabriella Fasciani di Jera Consulting spiega come il sollevamento di polveri lungo i 36 chilometri di strada sterrata rappresenti una minaccia diretta per la vegetazione circostante, interferendo con il processo di fotosintesi e rallentando lo svilupuppo delle piante alpine. Il monitoraggio dell’avifauna e delle popolazioni di marmotte fornisce inoltre dati preziosi sulla correlazione tra presenza umana e comportamento della fauna selvatica, mentre gli studi invernali su gallo forcello e pernice bianca nei siti della Rete Natura 2000 completano il quadro valutativo degli impatti del turismo montano in tutte le stagioni.

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