RIVOLI – Villa Cane d’Ussol, in via Capra a Rivoli, fu costruita nel 1775. Il progetto fu dell’architetto Amedeo Galletti di Pontestura. Venne costruita per il conte Giuseppe Cane d’Ussol. La dimora costituisce un’interessante esempio di residenza nobiliare di campagna. All’interno della Villa si trova un doppio scalone che collega l’atrio alla sala da ballo del primo piano decorata da stucchi in stile tra il rococò e il neoclassico. Fino al settembre del 2002 aveva sede il municipio. Oggi la villa è sede, al piano terra, dell’aula consiliare del Comune. Ebbe un restauro eseguito negli anni ’70 dall’architetto Andrea Bruno, insieme a Biagio Garzona. I lavori integrano in modo armonico gli ambienti antichi con quelli moderni e arricchendoli con le decorazioni di Ezio Gribaudo. Al piano superiore la sala viene utilizzata per i matrimoni civili. Il parco originario è adibito oggi a giardino pubblico.
L’EDIFICIO
Scrivono dell’edificio Laura Sabrina Pelisseti e Lionella Scazzosi su “Giardini Storici“. “Dominato dal castello dinastico e collegato alla capitale sabauda con un comodo viale, sin dall’inizio del XVIII secolo, il territorio collinare di Rivoli è stato a lungo uno dei luoghi privilegiati dei potenti torinesi per le proprie villeggiature. Lo testimoniano le numerose vigne che punteggiano con i loro giardini l’abitato. Le più imponenti di queste sono spesso il frutto di progetti settecenteschi. Vissero un periodo di grande prestigio fino quasi alla metà del Novecento. Quando cioè, a seguito della decadenza del modello abitativo aristocratico, della crisi del ‘soggiorno in vigna’, e successivamente assediate da uno sviluppo edilizio spesso poco qualificato negli anni dell’esplosione demografica, molte di esse persero la propria funzione residenziale”.
LA VILLA
“Alcune furono semplicemente disertate dai proprietari, che le votarono cosi a un lento degrado, altre vennero frazionate in differenti unite abitative, e altre ancora furono cedute a enti di vario tipo. Tra gli anni sessanta e settanta del secolo scorso l’amministrazione comunale ha acquisito due di questi complessi e li ha restaurati, destinandoli a uffici del governo cittadino, nel tentativo di rispondere con sedi adatte e rappresentative alle esigenze burocratiche connesse a una popolazione cresciuta, nell’arco di una trentina d’anni, da poco pia di diecimila a quasi cinquantamila residenti. Anche i giardini hanno subito destini differenti: aperti al pubblico alcuni, altri ancora oggi privi di una funzione definita”.
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