Storia dei No Tav del 2005: dal Ponte del Seghino al Cantiere di Venaus di MARIO BONTOSI CAVARGNA

VALSUSA – Storia dei NoTav del 2005: dal Ponte del Seghino al Cantiere di Venaus.  Accetta e, nello stesso tempo, impone ai comuni, una “tre giorni” dal 12 al 14 gennaio presso la Direzione regionale ai Trasporti. Agli incontri parteciperanno i massimi livelli di competenza di Regione, Provincia, CIG, RFI, LTF. E’ un confronto teso. Il presidente della Comunità Montana di Bassa Valle, a nome dei sindaci, dice che è stato dato mandato ai legali di trovare delle soluzioni per bloccare questi rilevamenti. LTF, spiega che le analisi servono per verificare la situazione anche oltre il perimetro dei futuri cantieri. Annuncia che gli inerti del tunnel geognostico non saranno più portati alla Colombera di Chiomonte tramite una teleferica.

IN PIAZZA A TORINO

33 amministrazioni deliberano a Torino in piazza Castello. Il 19 marzo inizia la maratona dei consigli comunali. Ogni 10 minuti sulle sedie allineate davanti a Palazzo Madama. Si avvicendano 400 amministratori di 33 comuni. Tutti quelli della Bassa Val Susa, 4 dell’Alta Vallea latri comuni. Il testo dice che le amministrazioni “esprimono forte contrarietà al progetto del nuovo collegamento ferroviario Torino Lione”. Si registra un intervento programmato del segretario dei Verdi, Pecoraro Scanio, ed un mezzo fuori programma del segretario Democratici di Sinistra Piero Fassino. Sui giornali si accende il dibattito politico sul voto per la Regione. I comitati No Tav dichiarano che decideranno per l’astensione perché le posizioni dei due candidati alla presidenza sono entrambe fortemente favorevoli al TAV.

LA BRESSO

La neopresidente della Regione, Bresso, compie il suo primo viaggio all’estero a Bruxelles. Lo fa per sponsorizzare la Torino Lione. Il commissario ai Trasporti Barrot le promette appoggio e le annuncia che l’ex commissaria ai Trasporti della Unione Europea sarà il coordinatore europeo che seguirà l’iter della Torino Lione. A Bruxelles, il Consiglio dei ministri dei Trasporti approva l’“euro vignetta”. La tassa d’uso delle autostrade da applicare ai TIR. Più d’uno dei promotori della Torino Lione si illude di aver trovato i soldi per l’opera. La Bresso, ammonisce i valsusini. “E’ illegittimo impedire l’inizio del cantiere di Venaus”.

SI MURI

Sui muri e sui giornali cominciano a comparire gli avvisi per la marcia da Susa a Venaus del 4 giugno. Gli slogan: SI ad un miglioramento della Ferrovia, No alla linea TAV-TAC Torino Lione. SI al contingentamento dei TIR, No a nuovi trafori in Valle di Susa. La motivazione è stata allargata per comprendere i timori per il raddoppio del tunnel del Frejus. La comunanza di battaglie tra l’Alta e la Bassa Valle è un elemento nuovo espressione del nuovo presidente dell’Alta Val Susa, Mauro Carena.

LA MARCIA A VENAUS

La marcia da Susa a Venaus ed i primi presidi a Borgone e Bruzolo. Oltre la nutrita delegazione di sindaci dell’Alta e Bassa Valle, e la presenza dei gonfaloni comunali sull’ormai storico furgone-carroccio. E’ annunciata la presenza degli europarlamentari Agnoletto e Frassoni. Aderiscono anche la Fiom Cgil. La marcia del 4 giugno è una sorpresa anche per gli organizzatori con 20-30 mila persone. Si inizia a Susa, alle 9, sotto un sole che è già afoso, e quando i primi manifestanti arrivano a Venaus, gli ultimi partono appena da Piazza d’Armi: la strada nazionale di 4 chilometri e mezzo, che unisce i due paesi, è un mare di bandiere. C’è il camper di Askatasuna.

A BORGONE

Il 20 giugno, il tentativo della presa di possesso del sito di Borgone trova gli amministratori contrari. La tensione è altissima, per gli incidenti tra estrema sinistra e Polizia avvenuti a Torino due giorni prima. Nel pomeriggio arrivano Polizia e Carabinieri e comincia una trattativa. I responsabili dell’ordine pubblico rinunciano a forzature, tenendo conto che per l’indomani è convocato un consiglio regionale che potrebbe rinviare tutto. Mentre i sindaci trattano, nel sito del presidio la gente consulta le carte del progetto.

AL SEGHINO

Il 31 ottobre la storia dei NoTav continuala preparazione dei manifestanti era cominciata nella notte. I NoTav erano saliti fin sotto al Seghino ed avevano preparato le barricate.  Poi alle 4 è salita a piedi un’altra folta tra cui diversi amministratori. Le forze dell’ordine sono arrivate alle 6,20. Infine, alle 7, sono arrivati altri amministratori ed il grosso dei manifestanti. Un gruppo sale direttamente al Seghino prendendo la strada che parte da dietro al Santuario. Poi al ponte del Seghino premono una contro l’altra due masse compatte, una fatta di caschi scuri, l’altra di bandiere. Sul ponte del Seghino, si formano due muri umani, fatti di settecento persone d’ogni età da una parte e di duecento militari dall’altra. Ormai si fa sera, le camionette che sono risalite vanno a dare il cambio agli agenti che erano al ponte. Per i manifestanti continuare a restare in montagna è impossibile. I manifestanti se ne vanno e i militari si impegneranno a rinunciare alla occupazione dei terreni.

NoTav Bussoleno

LA MARCIA SUSA-BUSSOLENO

La storia dei NoTav continua con la prima marcia tra Bussoleno e Susa riempie quasi per intero gli 8 chilometri di strada statale. La marcia si rivela di nuovo uno straordinario successo: 50mila persone. La manifestazione è stata pacifica e lo sciopero generale è riuscito. Il corteo è stato aperto dai ragazzi delle scuole. Sindaci ed amministratori, invece di far uno spezzone proprio, erano sparpagliati a mo’ di servizio d’ordine, per evitare eventuali scorrettezze. Solo verso le 11, 30 la testa del corteo ha cominciato ad arrivare in Piazza d’Armi a Susa. La coda sarebbe giunta due ore dopo.

NoTav Venaus

A VENAUS

La mattinata di giovedì 1° dicembre comincia con un tentativo di sfondamento da parte delle Forze dell’Ordine. Sabato 3 dicembre, il presidio riceve la visita del segretario nazionale dei Verdi Pecoraro Scanio. Domenica 4, una folla di due o tremila persone che ritorna sui terreni contesi. Lunedì 5 dicembre, l’attacco notturno delle Forze dell’Ordine. Il 6 dicembre il primo punto di raduno dei NoTav accorsi nella notte. L’8 dicembre un corteo è al bivio tra Susa e Venaus. Volano pietre, manganelli, calci e pugni. Da entrambe le parti è dura a tenere a freno le teste calde. Un esercito disarmato che si gonfia ed i ragazzi dei centri sociali che stanno attenti a non alzare la tensione. Infine la corsa liberatoria entro il sito Tav. Si distrugge la recinzione. La ripresa del cantiere avviene in  più fasi. Nella prima i manifestanti si radunano addosso alle sottili recinzioni nei prati intorno all’area del cantiere. Nella seconda, finita la trattativa e la pazienza, la folla le supera e si dirige correndo verso il cuore del cantiere. I comandi temendo forse un aggiramento, ordinano il ritiro da tutto il fronte.

IL LIBRO

Il testo sulla storia del Movimento NoTav è preso dal libro di Mario Cavargna Bontosi che ha gentilmente concesso la pubblicazione. Movimento NoTav. Cronaca di una battaglia ambientale lunga oltre 25 anni. Vol. 1 Storia NoTav: 1990-2008. Edizioni Intra Moenia.

Libro NoTav

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