TORINO – A fine marzo si è conclusa la raccolta sistematica dei segni di presenza dei lupi nel territorio della Città Metropolitana di Torino. Adesso è in corso la fase 2, che prevede la validazione e l’archiviazione dei campioni biologici da inviare ai vari laboratori di genetica di riferimento. Si può fare il punto su come si sono svolte nei mesi scorsi le operazioni nelle zone della Città Metropolitana di Torino interessate al monitoraggio. Le tracce che vengono rilevate sono costituite da escrementi, impronte sulla neve, resti della predazione e del consumo di ungulati selvatici. Il monitoraggio viene svolto in modo sistematico e calendarizzato da ottobre a marzo. Nel caso del territorio della Città Metropolitana di Torino è stata monitorata una porzione della catena alpina.
IL CONTROLLO
Sono state ben 170 le persone coinvolte nell’attività, tra personale di vari Enti, Carabinieri forestali, guardiaparco, agenti faunistico-ambientali della Città Metropolitana, GEV, volontari indipendenti o appartenenti ad associazioni come la Commissione internazionale per la protezione delle Alpi, il WWF e il CAI, il personale dei Comprensori Alpini CA TO 1, 2 e 3 e dell’azienda faunistico venatoria dell’Albergian. Sono stati individuati 192 transetti per un totale di 1150 chilometri da percorrere, la maggior parte dei quali monitorati a piedi una volta al mese per sei mesi, con l’obiettivo di raccogliere i segni di presenza. Oltre ai segni materiali, sono stati raccolti dati fotografici e video validati, sia occasionali che derivanti dal monitoraggio sistematico della specie con l’impiego delle fototrappole.
I DATI
I dati raccolti in campo durante l’inverno comportano un successivo lavoro di alcuni mesi da parte dei ricercatori, poiché devono essere processati, analizzati geneticamente e sintetizzati in report tecnico, che presumibilmente sarà disponibile verso la fine di quest’anno. Un primo bilancio potrebbe essere costituito dalla distribuzione dei segni di presenza sul territorio. Rispetto ai precedenti monitoraggi, la tecnica non è cambiata. Quelli che cambieranno saranno probabilmente i dati sulla consistenza numerica e la distribuzione della specie, poiché l’area monitorata a partire dall’ottobre 2020 è un po’ più ampia rispetto alla campagna conclusa nel 2018.
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