RIVOLI – Per più di mezzo secolo nessuno se n’è accorto. Studenti, insegnanti, visitatori hanno abitato quegli spazi senza sapere che, sopra di loro e accanto a loro, vivevano opere d’arte di rilievo storico. Oggi, grazie a un intervento di recupero architettonico e a un lavoro di ricerca paziente, il complesso del liceo Darwin‑Romero di Rivoli cambia finalmente statuto: da semplice edificio scolastico a luogo della memoria artistica del Novecento torinese. La rivelazione è avvenuta quasi per caso, durante i lavori di restauro dell’auditorium. Rimosse alcune strutture aggiunte negli anni, lungo le pareti sono riaffiorate vetrate artistiche di grande qualità, pensate per interagire con lo spazio e con la luce. Non si trattava di elementi decorativi anonimi, ma di opere progettate e realizzate da artisti attivi nel panorama culturale dell’epoca.
Le opere riemerse al Darwin‑Romero di Rivoli
La sorpresa maggiore è arrivata quando è stato possibile ricondurre quelle vetrate alla mano di Ettore Fico, protagonista dell’arte astratta italiana del secondo dopoguerra, oggi al centro di un rinnovato interesse critico. La conferma non è stata immediata: è stato necessario ricostruire le vicende dell’edificio, nato negli anni Trenta come struttura religiosa e solo successivamente riconvertito a sede scolastica. Documenti d’archivio, progetti originali e carte conservate negli archivi ecclesiastici hanno permesso di collegare le vetrate a un preciso contesto storico e autoriale. L’edificio, infatti, non nasce come scuola. La sua prima destinazione era quella di spazio sacro e formativo, pensato per il Seminario di Torino. In quel contesto, la committenza era attenta alla qualità artistica e si affidava a nomi solidi del panorama figurativo piemontese. Con le trasformazioni urbanistiche e sociali del secondo Novecento, l’edificio ha cambiato funzione, ma non identità: molte opere sono rimaste al loro posto, semplicemente nascoste o neutralizzate dall’uso quotidiano.
L’edificio
È il caso di un altro intervento straordinario, oggi ancora invisibile. Nella parte dell’edificio che attualmente ospita la palestra del liceo Romero, sopravvive un grande affresco a soggetto sacro, realizzato nei primi anni Cinquanta da Piero Dalle Ceste, artista legato all’Accademia Albertina e autore di importanti cicli decorativi in ambito religioso. L’opera, estesa per decine di metri, è tuttora esistente ma separata dallo spazio attuale da una parete che ne impedisce la visione. Da decenni l’attività sportiva si svolge a pochi passi da un dipinto monumentale, senza che nessuno ne abbia percezione diretta.
A Rivoli
Questo intreccio fra arte, architettura e riuso funzionale racconta una storia tipicamente italiana: edifici che cambiano vita senza perdere ciò che sono stati, accumulando livelli di senso e di stratificazione. Nel caso del Darwin‑Romero, però, il racconto non si ferma al passato. A partire dagli anni Novanta, la scuola ha sviluppato un rapporto continuativo con il mondo dell’arte contemporanea, favorito dalla vicinanza con il Castello di Rivoli. Gli studenti hanno trasformato i corridoi in uno spazio espressivo, realizzando una lunga sequenza di murales che attraversano più di trent’anni di storia recente: conflitti internazionali, immaginari cinematografici, diritti civili, cultura pop. Opere diverse per stile e intenzione, ma unite dal desiderio di usare la scuola come luogo di presa di parola. Il risultato è un edificio in cui convivono arte colta e produzione giovanile, memoria storica e attualità, grandi nomi e autorialità collettiva. Un museo involontario, cresciuto nel tempo senza un progetto unitario, ma oggi finalmente riconoscibile.
































