Phica.eu chiude, ma la battaglia contro la violenza digitale è appena iniziata 

La recente chiusura di Phica.eu, da anni considerato uno dei principali luoghi online di diffusione non consensuale di immagini intime, rappresenta un risultato importante ma non risolutivo. Un sito sparisce, ma le ferite restano: foto e video possono ricomparire altrove, continuare a circolare nelle chat e sulle piattaforme social, mentre le vittime continuano a subire conseguenze psicologiche, sociali e personali. Su Phica.eu venivano caricati contenuti rubati o registrati di nascosto nei camerini, nei centri estetici, negli spogliatoi e perfino con microcamere in bagni pubblici, uffici e non mancavano materiali riguardanti anche ragazze minorenni. Accanto a queste immagini proliferavano commenti sessisti, denigratori e violenti. È una realtà che niente ha a che fare con la libertà di espressione: si tratta di violenza digitale, una forma di pornografia non consensuale che trasforma l’intimità in merce e il dolore in profitto.

Phica.eu chiude, ma la battaglia contro la violenza digitale è appena iniziata

Secondo una ricerca dell’Università degli Studi di Milano (2019), una donna su cinque in Italia ha subito almeno una volta la diffusione non autorizzata di immagini intime. Il nostro ordinamento prevede il reato di diffusione illecita di contenuti sessualmente espliciti (art. 612-ter del Codice Penale), ma troppo spesso chi subisce queste aggressioni resta senza un sostegno immediato, tra procedimenti lunghi, strumenti insufficienti per far rimuovere contenuti e un impatto emotivo devastante. Per questo serve una risposta istituzionale forte: pene più severe, sistemi rapidi di rimozione dei contenuti, indagini tempestive, un potenziamento della Polizia Postale e un vero sostegno psicologico e legale alle vittime. La libertà digitale deve essere anche tutela, dignità e rispetto. Chiudere Phica.eu è solo l’inizio: ciò che serve ora è un cambiamento culturale, sociale e legislativo per costruire una rete che sia davvero uno spazio sicuro, soprattutto per bambine, ragazze e donne che ancora oggi pagano il prezzo più alto di questa violenza invisibile, ma profondissima.

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