TORINO – Con The Soul Trembles, in corso al MAO – Museo d’Arte Orientale fino al 28 giugno, arriva in Italia la prima grande retrospettiva dedicata a Chiharu Shiota. Curata da Mami Kataoka (Mori Art Museum, Tokyo) e Davide Quadrio, la mostra dispiega nelle sale del MAO un paesaggio emotivo fatto di fili rossi e neri, oggetti sospesi, assenze palpabili e presenze silenziose. Un progetto che ridefinisce il rapporto tra opera, spettatore e spazio, trasformando il museo in un organismo vivo che respira con le installazioni e le mette in dialogo con le collezioni permanenti. The Soul Trembles è una mostra che chiede di fermarsi: non per scattare la foto perfetta, ma per abitare temporaneamente una dimensione in cui il filo – rosso o nero – diventa pensiero, relazione, memoria condivisa. A Torino, questo linguaggio trova una risonanza particolare grazie al dialogo con le collezioni del MAO e alla qualità dell’allestimento, che fa della retrospettiva un’esperienza emotiva e intellettuale allo stesso tempo.
Retrospettiva dedicata a Chiharu Shiota
La retrospettiva torinese arriva dopo un lungo itinerario internazionale – Grand Palais (Parigi), Busan Museum of Art, Long Museum West Bund (Shanghai), Queensland Art Gallery (Brisbane), Shenzhen Art Museum – e segna la prima volta in Italia di un progetto così ampio in un museo di arte asiatica. Al MAO, l’allestimento si espande oltre gli spazi temporanei e abbraccia le gallerie delle raccolte permanenti, con opere storiche e interventi site specific pensati per la sede torinese.
Un allestimento che emoziona: il linguaggio dei fili, il respiro dello spazio
Entrare nel percorso significa attraversare stanze in cui fili rossi e fili neri costruiscono architetture impalpabili che avvolgono oggetti, volumi, vuoti. La forza della mostra non è solo visiva: la trama diventa semantica, i colori sono segni e gli oggetti – un pianoforte, una barca, una valigia – si trasformano in metafore di vita, memoria, identità.
• Rosso: nelle opere come Uncertain Journey (2016/2019), il rosso è il sangue delle relazioni, la linfa dei legami che uniscono destini e viaggi. I telai di barche avvolti da lana rossa suggeriscono l’incontro possibile alla fine di ogni traversata, la tensione verso l’altro, l’energia vitale che tiene insieme comunità e biografie. Il rosso è vibrante, inquieto, mai decorativo: è la mappa emotiva dei legami invisibili.
• Nero: in opere come In Silence (2008/2019), il nero si fa tempo del lutto e dell’eco, avvolgendo un pianoforte bruciato e sedie carbonizzate. La rete nera immobilizza il suono e mostra il silenzio dopo la distruzione: è un buio che non nega la luce, ma la filtra, ricordando che la memoria sopravvive nelle trame dell’assenza. Il nero di Shiota non chiude: custodisce, sedimenta, rende percettibile l’invisibile.
• Bianco (meno frequente ma presente in alcune declinazioni dell’opera): quando appare, introduce sospensione e sogno, un respiro che alleggerisce la densità della trama e apre alla possibilità di rinascita; nel contesto torinese, il bianco funge da contrappunto etereo alla dialettica rosso/nero, suggerendo una soglia tra visibile e invisibile.
L’allestimento torinese amplifica questo alfabeto cromatico con una regia spaziale che guida lo sguardo attraverso corridoi di fili, inviti alla camminata lenta, punti di stasi meditativa. Secondo le recensioni critiche, la spettacolarità delle grandi installazioni non è fine a sé stessa: è il veicolo di un pensiero che mette in relazione memoria, assenza e connessione. In questo senso, la mostra non chiede di essere solo fotografata; chiede di essere attraversata e ascoltata.
Oggetti come indizi: barche, valigie, abiti, pianoforti. L’universo iconografico di Shiota è fatto di oggetti quotidiani che diventano indizi emotivi:
• Barche / Viaggio – Where Are We Going? (2017) e Uncertain Journey declinano la barca come metafora di futuro incerto e incontro possibile. La struttura navale, scheletrica, sospesa in reti rosse, convoca l’idea di attraversamento, soglia, destino.
• Valigie / Memoria e migrazione – in Accumulation – Searching for the Destination (2014–2021), centinaia di valigie sospese e spesso collegate a un motore disegnano il peso leggero della memoria e il movimento incessante dell’identità che viaggia. Ogni valigia è un archivio portatile di storie.
• Abiti / Presenza nell’assenza – Reflection of Space and Time (2018) usa un abito e la sua immagine specchiata per parlare di ciò che resta quando il corpo non c’è, della traccia che lo sguardo e il ricordo continuano a tessere.
• Pianoforte / Silenzio e eco – In Silence rende udibile il silenzio, materializzando il dopo di un evento traumatico: il filo nero è una partitura muta che riempie l’aria, una rete che cattura il suono perduto.
Dialoghi con le collezioni del MAO: solidità e fragilità
Una cifra distintiva della tappa torinese è il dialogo con le collezioni orientali del MAO. Le installazioni, pensate come un’unica grande opera che si espande nel museo, creano contrasti e risonanze con la solidità di sculture, ceramiche e lacche. L’effimero delle trame tende la mano alla durata degli oggetti storici: una conversazione tra fragilità e permanenza, tra materia e vuoto.
La “spettacolarità consapevole”: oltre l’immagine condivisibile
Molti progetti immersivi contemporanei rischiano di cadere nell’etichetta di mostre Instagrammabili. Nel caso di Shiota, la critica sottolinea come la fotogenicità sia strumento e non fine: la potenza visiva regge una struttura concettuale che interroga esperienze personali (memoria, perdita, sogno) e temi universali (identità, relazione, vita/morte). La condivisione dell’immagine è solo il primo livello; la mostra chiede tempo e ascolto.
Informazioni
• Sede: MAO – Museo d’Arte Orientale, via San Domenico 11, Torino.
• Periodo: fino al 28 giugno 2026.
• Orari: mar mer 10:00 18:00; gio 14:00 22:00; ven dom 10:00 18:00; lun chiuso (ultimo ingresso: un’ora prima).
• Biglietti: intero €18, ridotto €12 (6–18 anni, studenti fino a 25 anni, persone con disabilità), gratuito 0–5 anni e accompagnatori; disponibilità anche su TicketOne (tariffa variabile con commissioni).



































