Mercati asiatici in picchiata: l’effetto Wall Street e l’incognita Hormuz

MERCATI Il sentiment ribassista di Wall Street travolge i listini asiatici, con l’indice Hang Seng di Hong Kong che guida le perdite segnando un netto -1,1%. Mentre le piazze di Tokyo e Pechino restano chiuse per festivitĆ , la tensione geopolitica nello Stretto di Hormuz funge da catalizzatore per l’incertezza globale, spingendo gli investitori verso una prudenza estrema. La volatilitĆ  ĆØ alimentata non solo dal ritracciamento dei titoli statunitensi dai massimi storici, ma anche dalle manovre restrittive delle banche centrali: la Reserve Bank of Australia, con un aumento a sorpresa dei tassi al 4,35%, ha lanciato un segnale inequivocabile sulla persistenza dell’inflazione, annullando di fatto i progressi monetari del 2025 e riflettendo il timore di uno shock economico prolungato.

Petrolio e geopolitica: lo scontro USA-Iran infiamma il barile

Il mercato energetico rimane l’epicentro della crisi, con il Brent che oscilla sopra i 113 dollari in risposta all’escalation militare tra Washington e Teheran. L’avvio dell’operazione statunitense “Project Freedom” per garantire la navigazione nello Stretto di Hormuz ha innescato un braccio di ferro diretto, con l’affondamento di imbarcazioni iraniane e la successiva smentita di Teheran sul controllo del corridoio marittimo. Nonostante un lieve ripiegamento tecnico dei prezzi dopo il balzo del 6%, il greggio resta su livelli critici rispetto ai 70 dollari del periodo pre-conflitto. La stabilitĆ  globale appare ora appesa a un filo sottile: la sicurezza delle rotte commerciali civili e la capacitĆ  delle economie occidentali di assorbire i nuovi costi di finanziamento senza scivolare in una recessione profonda.

Ultimi articoli

Ultimi articoli