Matteo Franzoso morto a Santiago del Cile: “Memoria di quei sorrisi che si sono trasformati in lacrime”

SESTRIERE – Scrivi Pietro Ruspa dopo la morte dello sciatore Matteo Franzoso: “Il circo bianco, la Coppa del Mondo e quel firmamento di stelle: celebritĆ , atleti inarrivabili, sognati da bambini. Chiunque abbia fatto un po’ di agonismo a Sestriere sa di cosa sto parlando: per alcuni erano le emozioni del weekend, per altri i primi passi per diventare forti e affermati, per altri ancora l’inizio di una storia di successi.Ā Quelle prime tutine, scelte in base ai gusti ma soprattutto a chi le indossava… verde come Bode o azzurra come Razzo Razzoli? Che dilemmi meravigliosi! Quei bambini erano spensierati: arrivare secondi o terzi, o peggio trovare ā€œn.a.ā€ accanto al loro nome, era un dramma enorme. Non conoscevano paura o tristezza, volevano solo diventare stelle dello sci.

Matteo Franzoso morto a Santiago del Cile

Oggi, però, ci troviamo davanti a una realtĆ  che fa male, malissimo: ci riempie di tristezza e paura. Una stella ci ĆØ stata portata via, perchĆ© qualcuno lassù ha interpretato male il dizionario della vita.Ā Ma oggi dobbiamo anche fermarci a riflettere sul bello della vita, su quei sorrisi che abbiamo perso troppo presto. E dobbiamo chiederci se non sia la velocitĆ  e la frenesia che caratterizzano questo magnifico sport a superare il limite della sicurezza. Vivere la velocitĆ  ĆØ emozionante, certo, ma le tecnologie moderne che permettono di spingersi oltre dovrebbero essere anticipate da protocolli, modelli e dispositivi sempre più efficaci per prevenire il peggio. Matilde, Matteo… giĆ  due nomi di troppo. Purtroppo non sono gli unici. Lo sci ĆØ passione, stile di vita, adrenalina e sana competizione; per molti, ĆØ anche un lavoro. ƈ uno sport, con tutto ciò che ne consegue, ma nello sport ‘fatalitĆ  e disgrazia non sono presenti nel vocabolario di un atleta professionista’ come scrive Lucrezia Lorenzi. Sorrisi e gioie devono prevalere, magari qualche delusione ĆØ inevitabile, ma le tragedie no.Ā Fermiamoci tutti — appassionati, praticanti, tifosi — e riflettiamo ora, perchĆ© ĆØ giĆ  troppo tardi!“.

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