L’Intelligenza Artificiale entra in aula a Bardonecchia: successo per l’incontro con Don Luca Peyron

BARDONECCHIA – Il Palazzo delle Feste di Bardonecchia ha ospitato un evento di straordinaria risonanza sociale ed educativa, facendo registrare il “sold out” nella prestigiosa Sala Giolitti. Al centro del dibattito, il convegno «La mia intelligenza… artificiale», un’iniziativa patrocinata dal Comune e nata dal progetto dei docenti Paolo De Marchis e Michele Lubrano. Protagonisti assoluti gli allievi del liceo Des Ambrois, che hanno dialogato con don Luca Peyron, esponente dell’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale (AI4I) e dell’Apostolato Digitale di Torino. L’incontro ha messo in luce come l’IA sia ormai un elemento inscindibile della quotidianità giovanile: per gli studenti, queste piattaforme devono essere utilizzate in modo trasparente e consapevole, trasformandosi in alleate per l’approfondimento e il supporto allo studio piuttosto che in scorciatoie nascoste. L’atmosfera carica di stimoli ha confermato quanto sia urgente, nel contesto scolastico odierno, definire nuovi perimetri etici per gestire un impatto tecnologico che rischia di essere tanto rivoluzionario quanto destabilizzante.

Studenti e docenti a confronto al Palazzo delle Feste sulle sfide etiche ed educative dell’IA

I dati analizzati durante il convegno, forniti da Save The Children, dipingono un quadro impressionante: il 92,5% degli adolescenti utilizza regolarmente l’IA, con oltre il 30% che vi accede quotidianamente. Davanti a questi numeri, l’analisi di don Luca Peyron è stata lucida e provocatoria: le macchine non sono esseri pensanti, ma strumenti che noi addestriamo e che portano con sé cambiamenti non neutrali. Il rischio più grande evidenziato è quello di una “schiavitù gioiosa”, dove la ricerca di un supporto emotivo artificiale potrebbe addormentare la coscienza e annullare il pensiero critico. La scuola, dunque, deve essere intesa come una palestra di libertà e responsabilità, un luogo dove i giovani imparino a governare la tecnologia senza farsi passivamente “custodire” da essa. Solo comprendendo come l’algoritmo modifica la percezione umana sarà possibile preservare la propria identità. L’incontro si è concluso con un appello alla vigilanza educativa, affinché le nuove generazioni restino libere di affrontare le difficoltà della vita reale senza delegare il proprio sentire a una stringa di codice.

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