Lega Susa: un incontro sulle conseguenze della mancata apertura degli impianti per i lavoratori stagionali dell’alta Valsusa In un incontro telematico sull’argomento

SUSA – La Sezione Lega di Susa ha sollevato nelle scorse settimane il problema dei lavoratori stagionali fortemente penalizzati dalla mancata partenza della stagione sciistica in alta Valsusa. In un documento condiviso ha raccolto le problematiche dei dipendenti con contratti a termine. Quelli che da anni sono il motore trainante del turismo invernale montano e che a causa pandemia sono, di fatto, disoccupati. La richiesta di attenzione sulla problematica, che nel solo comprensorio della Via Lattea riguarda 2000 lavoratori, è stata subito accolta dalla Senatrice Roberta Ferrero. E’ capogruppo della Lega in commissione bilancio in Senato e da Uncem, Unione nazionale comuni e comunità montane. Da anni è attenta e si batte per la rinascita dell’economia montana.

LA SENATRICE FERRERO

In un incontro telematico sull’argomento a cui hanno partecipato, oltre alla Senatrice, anche Igor de Santis, VicePresidente Uncem e alcuni rappresentanti di categorie penalizzate, si è voluto focalizzare l’attenzione sulla dignità del lavoro stagionale. E’ emersa la necessità, condivisa dai relatori, di lavorare sul riconoscimento dei professionisti della montagna come figure che svolgono le loro mansioni con adeguata preparazione e grande esperienza. Troppe volte infatti si pensa allo “stagionale” come a un precario che si accontenta di qualche mese di stipendio.

LA MONTAGNA

“La montagna va ascoltata con tutta la sua dignità” con queste parole Roberta Ferrero si è impegnata a dar voce ai lavoratori dimenticati, portando il problema in audizione al Senato insieme a Uncem e A.M.S.A.O. Associazione Maestri di Sci Alpi Occidentali. Oltre che singoli professionisti ci sono famiglie intere che da anni si occupano durante la stagione invernale per garantire l’offerta turistica in alta Valle. Oggi, non essendo la stagione partita, sono senza un contratto, quindi senza “ristori” né indennità, ma il loro grido è unanime. Chiedono di lavorare e se questo non fosse possibile, di vedere almeno riconosciuto il loro ruolo nel mondo del lavoro.

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